Se uno così vale più di noi, io figlio di vittima delle Br lascio il partito

Carissimo Presidente,
mi chiamo Salvatore Berardi e sono un compagno da oltre 36 anni, in effetti la mia prima tessera l'ho fatta il primo maggio 1970 e da allora non ho mai cambiato perché la mia fede politica non l'ho mai barattata con niente e con nessuno. Neanche quando, il 10 marzo del 1978, un commando di delinquenti comuni chiamati Brigate Rosse uccidevano un maresciallo della polizia di Stato di 52 anni, padre di cinque figli che si chiamava Rosario Berardi, mio padre!
Sono passati 28 anni da quel tragico giorno - scrive Berardi - e non è mai esistita nessuna legge, nessun provvedimento, nulla che avrebbe potuto restituirmi il mio genitore.
Più volte ho evidenziato agli organi di informazione che le vittime del terrorismo non devono essere strumentalizzate né usate per scopi elettorali, ma solo per ricordare il loro sacrificio per il bene del nostro Paese e della democrazia. Invece, chi dovrebbe essere interdetto ai pubblici uffici, chi dovrebbe vivere nell'oblio, oggi diventa parlamentare, sociologo, scrittore, intellettuale e viene ricercato non più dalle forze dell'ordine, ma dalla stampa, dalla televisione o altri organi di informazione per spiegare il perché delle malefatte che ha compiuto, senza avere un contraddittorio con chi ha subito questo dramma.
Nessuno ha mai chiesto ai familiari delle vittime né cosa hanno provato in quei giorni e né oggi come vivono. Ci sono persone che non hanno ricevuto tutti i benefici della legge 206 e quelle volte che ci rechiamo o contattiamo il ministero dell'Interno per avere chiarimenti, abbiamo l'impressione di dare fastidio. Ma le pare giustizia questa?
Oggi sono un dirigente del suo partito (Rifondazione comunista) oltre che consigliere di amministrazione di una società collegata al comune di Cerignola, ma mi creda, dopo il caso D'Elia sto seriamente pensando di fare ciò che in 36 anni non ho mai pensato di fare e cioè di abbandonare il partito, dimettermi dalla carica di consigliere e uscire definitivamente dalla politica, perché se i terroristi, i mafiosi e i criminali redenti hanno più voce in capitolo, vuole dire che allora prima farò il delinquente e poi ricredendomi potrò avere più benefici di quanto oggi lo Stato mi abbia dato.