Se la coscienza è un oggetto da rottamare

Il titolo strizza simpaticamente l’occhio all’americanismo imperante. Lo stile richiama il cabaret espressionista di area tedesca (quello di Karl Valentin, per fare un esempio). Ma la sostanza del delizioso Magic People Show di scena in questi giorni al Valle è tutta italiana. Un’Italia, tanto più, osservata con occhi napoletani. E non solo perché Napoli è la città dove Giuseppe Montesano (quarantanovenne autore di romanzi come A capofitto, Nel corpo di Napoli, Di questa vita menzognera, quest’ultimo trasporto sulle scene da Antonio Santagata nello spettacolo Animenere visto di recente a India) ambienta quest’inquietante galleria di tipi umani sospesi tra tragedia e commedia, ma anche perché la formula scelta dai coregisti e cointerpreti - che sono i bravissimi Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi e Luciano Saltarelli - per tradurre la materia del libro in energia teatrale è proprio quella di un avanspettacolo letterario «postmoderno» dove non mancano però chiari riferimenti alla commedia dell’arte, alla farsa, alla tradizione comica antica. E dunque: parola, corpo, mimica, satira di costume, in un impianto scenico di austera semplicità che valorizza la recitazione e le oscillazione cromatiche tra toni gravi e toni lievi, lasciando trapelare una forte vis polemica di fondo. Sul palcoscenico c’è solo una pedana avvolta nel buio. I quattro attori, in rigoroso frak nero arricchito di volta in volta da indumenti e oggetti al limite del ridicolo, vi salgono e ne discendono di continuo, scandendo i tempi musicali di una drammaturgia per quadri che nell’insieme riesce a ricostruire tutto un mondo. Quello, cioè, di un Condominio Italia dove sembrano annidarsi le storture più assurde della nostra società: c’è il padre di famiglia attento nelle spese ma inghiottito dalla pulsione consumistica di moglie, figlia e «kafkiano» consulente finanziario; ci sono i due gradassi ricconi alla spasmodica ricerca di effetti speciali con cui ostentare agio e potere (dal matrimonio celebrato in Parlamento alla tomba in perfetto stile faraonico, con tanto di servitori immolati e di cimeli da portare nell’aldilà); c’è l’artista disperato che non sa dove sbattere la testa; ci sono una madre e una figlia rincitrullite dai (falsi) miti televisivi e dalla ricorrenza di Halloween. E dietro tutto ciò fa capolino ovviamente l’ombra della mafia, della malvivenza, della crisi economica, della cementificazione selvaggia, dei reality show, della mania da shopping tecnologico, dei rifiuti non smaltiti, della corruzione della classe politica.
Sembra una festa dell’oggi: tanto leggera e godibile, complice la poliedrica duttilità degli interpreti, quanto amara e macabra. «Nel mondo in cui viviamo - recita la battuta finale - a nessuno interessa più un rottame come la coscienza». Cos’altro aggiungere?
Repliche fino a domenica 23. Info: 06/68803794