Se il crimine a Roma è un atto «individualista»

Una città che secondo la legenda nasce con un omicidio e subito dopo si consolida con il ratto della parte femminile di una popolazione vicina, ha il destino segnato dalla violenza? Secondo Cristiano Armati e Yari Selvetella, autori del fortunato volume Roma criminale (Newton Compton), non c’è dubbio. È una tesi questa che, al di la delle suggestioni necessarie al libro, sembra davvero forzata. In verità ogni fatto che avviene nella città eterna, ogni uomo che vi nasce, perfino ogni cosa che ne respira l’aria e, quindi, ogni delitto che vi è consumato, acquisisce un carattere misterioso, sempre in bilico tra il disincanto e l’ingenuità. È la doppiezza, il contrasto dei sentimenti che talvolta sfiora l’assurdo a rendere da sempre unici i romani: pragmatismo e religiosità, candore e scaltrezza, bontà e cinismo, convivono da sempre sulle rive del Tevere.
Certo è che in una popolazione in cui la pena di vivere è stata a lungo infinitamente più forte dell’interesse per la vita, da una parte la religione e dall’altra (ancora una strana contraddizione) una componente strettamente pragmatica di disincanto, in fondo hanno sempre prevalso su ogni filosofia, su qualsiasi ideologia. Fin dagli albori dei bulli dal coltello facile («er mejo amico mio ce l’ho in saccoccia» recitava Pascarella), la malavita romana, tranne in alcuni sparute occasioni, è sempre stata fortemente individualista. La maggior parte dei fattacci romani vedono un solo protagonista: che sia il mitologico Meo Patacca o il veramente esistito Tinea, il gobbo del Quarticciolo o il mostro di Nerola. Un raro momento di aggregazione malavitosa si avrà con la famigerata banda della Magliana, ma anche quest’unione di intenti si disgregò proprio sotto le spinte di interessi particolari, incroci di sospetti e delazioni.
Il libro di Armati e Selvetella, pur non volendo essere un’enciclopedia del crimine, si sofferma su quasi ogni fatto violento avvenuto nel corso della millenaria storia di Roma e dà conto di una sterminata bibliografia sul tema. Molti capitoli sono scanditi da un ritmo di scrittura che sollecita l’interesse del lettore, altri, soprattutto quelli che prendono in esame i fatti più complessi della cronaca giudiziaria recente, appaiono meno esaustivi.