Se D’Alema va a senso unico sul fosforo bianco

Massimo Introvigne

Tutto è lecito in amore, in guerra e in campagna elettorale, ma D’Alema paragonando le truppe americane che hanno utilizzato il fosforo bianco a Falluja «contro i civili» ai terroristi suicidi, e affermando che si tratta in entrambi i casi di «assassini», ha mostrato che il lupo perde il pelo ma non il vizio dell’antiamericanismo fanatico. La storia del fosforo bianco risale al novembre 2005 e l’ha diffusa in tutto il mondo Rai News 24 diretta dall’ultra ulivista Roberto Morrione. D’Alema è in ritardo di almeno due mesi sulle analisi scientifiche di esperti dell’uso bellico del fosforo come Ray Robison, che hanno definito la tesi del documentario italiano «fisicamente impossibile». Un missile al fosforo bianco, una volta sparato, si apre in aria e libera diverse «scie» di materiale illuminante e infiammabile. Le «scie» non sono usate per vedere dove si trova il nemico (si muovono troppo velocemente per questo), ma per capire dove cadono i colpi e aggiustare il tiro. Prima di toccare terra, oscillano per diversi secondi dando tutto il tempo a chi si trova sul terreno di spostarsi. Secondo Robison è possibile farsi bruciare dal fosforo quasi solo piazzandosi apposta dove si prevede che andrà a cadere. Le immagini dei cadaveri della Rai e di siti jihadisti musulmani sono orribili ma poco credibili: sarebbero bruciate le persone ma non i vestiti, e la Rai ha mostrato animali morti «misteriosamente» senza segni di bruciature, qualcosa che non può essere attribuito al fosforo bianco. I manuali militari più recenti definiscono il fosforo bianco un’arma non chimica ma «psicologica»: il fumo che crea quasi mai uccide il nemico, ma lo spaventa, lo confonde e lo costringe a spostarsi venendo a tiro delle armi convenzionali.
Certo, le spiegazioni tecniche si prestano poco ai talk show. Ma qui dovrebbero subentrare le argomentazioni politiche. La prima è che è certamente vero che sparando su Falluja gli americani hanno colpito un certo numero di civili innocenti. Questo succede in ogni bombardamento e in ogni guerra. Ma non legittima il paragone con i terroristi suicidi. La definizione internazionale di terrorismo si riferisce precisamente ad atti che mirano esplicitamente a colpire civili non combattenti: questo fanno i terroristi che si fanno saltare nei mercati o sugli autobus. I bombardamenti americani su Falluja miravano a colpire terroristi combattenti. I civili non erano certo l’obiettivo primario dell’attacco, e sta qui la differenza essenziale col terrorismo.
Inoltre, i terroristi nascosti a Falluja e finalmente snidati anche con l’aiuto del fosforo erano considerati belve feroci perfino dagli altri terroristi irakeni. Si sono trovati video, fotografie e macabri reperti che mostrano come nelle casematte di Falluja non vivessero nobili «insorgenti» ma autentici boia, Zarqawi compreso, che tagliavano teste, mozzavano mani, piedi e altre parti del corpo e torturavano per giorni non solo occidentali ma anche irakeni colpevoli solo di non pensarla come loro.
La guerra non è mai né bella né pulita, e qualche innocente ci va sempre di mezzo. Ma tutte le forze politiche democratiche irakene hanno espresso soddisfazione per la messa fuori uso degli scannatoi di Falluja. Stupisce - e allarma - che un politico avveduto come D’Alema ritorni a vecchi ritornelli del tipo «né con i kamikaze né con gli americani». L’Unione sembra in preda a una crisi di memoria quanto ai danni fatti in passato da simili slogan. Un tempo si sarebbe detto che soffre di mancanza di fosforo.