Se la demagogia espropria gli italiani del proprio Paese

Franco Battaglia

È ingeneroso con se stesso Mario Giordano a farsi venire il dubbio - come se l'è fatto venire nell'editoriale del 2 agosto - di stare a prospettare «scenari da paura» quando dice di temere che «finirà che saremo costretti a chiedere il permesso di soggiorno per girare liberamente a casa nostra». Nessun dubbio, caro Giordano: è già finita così.
Bisogna sapere che il Comune di Modena, le cui casse piangono per via della «rigorosa» amministrazione di sinistra, sta per prevedere permessi a pagamento per i residenti del centro che intendono recarsi a casa propria o allontanarsi da essa con la propria auto. Chi non paga il permesso deve lasciare l'auto fuori dal centro, anche se vi abita e paga l’Ici. Motivazione: nel centro storico vi sarebbe spazio per parcheggiare solo metà delle auto possedute dai residenti. Non si capisce come, facendo pagare il «permesso di soggiorno», il numero di parcheggi disponibili possa raddoppiare.
La storia che invece interessa è quella che spiega sia dell'aumento di automobili di proprietà di residenti nel centro storico della città sia del fatto che quello di Mario Giordano è non uno scenario più o meno plausibile, ma conclamata realtà. Per 10 anni la città fu governata da uno che ne ha promosso un sempre crescente degrado (e, manco a dirlo, è stato a sua volta promosso senatore nella lista dei Ds alle ultime elezioni). Colonna portante di quel degrado è stata una politica comunale che ha favorito l'occupazione residenziale del centro storico da parte di una popolazione sempre crescente di extra-comunitari, incoraggiando residenti italiani ad abbandonarlo. Ogni casa abbandonata da una famiglia di 4 italiani è stata però occupata da 4 famiglie extracomunitarie; che non si possono permettere, ciascuna, di pagare l'affitto, ma i cui membri adulti possono permettersi un'automobile ciascuno. Svelato il mistero dell'incremento di queste, vengo a quel «permesso di soggiorno» che Giordano teme e che a Modena diventerà realtà: il Comune intende non farlo pagare solo ai residenti «meno abbienti», cioè agli extracomunitari.
Il degrado promosso in 10 anni, nel suo piccolo e in conseguenza della demagogia mescolata all'incapacità, dall'amministrazione comunale di Modena sta ora assumendo dimensioni nazionali, ma con un'origine ben diversa. La consapevolezza che quella di non durare a lungo potrebbe essere una prospettiva tutt'altro che campata in aria, questo governo dovrebbe averla ormai acquisita. La confusione che sta creando il ministro Bersani col suo decreto di finte liberalizzazioni, la non finta liberalizzazione delle droghe auspicata dal ministro Turco (ministro alla Salute), scarcerare 12.000 detenuti come sta facendo il ministro Mastella, l'immigrazione selvaggia promossa dal ministro Ferrero, il blocco delle grandi opere del ministro Di Pietro, la lotta agli inceneritori per il trattamento dei rifiuti solidi urbani intrapresa dal ministro Pecoraro Scanio, appaiono tutte azioni che non si spiegano se non col fatto che stanno provvedendo alla cottura della patata bollente da passare a chi li seguirà.
Se qualcuno, poco indulgente, pensa che io penso male, o se qualcun altro, più accondiscendente, pensa che a pensar male a volte ci si azzecca, ci tengo a precisare che più che pensare mi piace osservare: nel 2001, certi di perdere le elezioni, mentre facevano le valigie, si affrettarono ad abolire il ticket sui farmaci e a impegnarsi con l'Ue a sottoscrivere il protocollo di Kyoto. L'ordine di squadra, apertamente gridato, allora fu: «dobbiamo lasciarli con le casse vuote». Lo eseguirono con ineguagliato zelo, come le cronache sui conti pubblici, mai smentite, ci hanno raccontato.