SE IL DEPUTATO VALICA PRODI

Di Aleandro Longhi - esponente del correntone diessino, molto vicino al presidente del Consiglio regionale Mino Ronzitti e, probabilmente, per la proprietà transitiva, molto vicino all’addio alla Quercia - fino a ieri si ricordava soprattutto la sua apparizione alle Iene. Nella famigerata puntata del programma di Italia 1 in cui la Iena parlamentare metteva alla prova i deputati sulla cultura generale, chiesero a Longhi: «Come si chiama il presidente venezuelano?». Per la cronaca, si chiama Hugo Chavez ed è un po’ il successore latinoamericano di Fidel Castro. Per la cronaca, secondo lo stenografico pubblicato da La Stampa, Longhi rispose: «Gomez...no, no...un nome simile. Tipo Gomez, ma inizia con la “c“». E ancora: «Gomez. No, con la lettera “C“. Mi sembra si sì...».
Certo, in fondo, Longhi era andato vicino alla risposta esatta. E, certo, il suo errore è incomparabilmente meno grave della risposta dell’azzurro Fini che, quando gli chiesero che cos’era il Darfour, spiegò che, più o meno, era un modo di vivere e di alimentarsi velocemente.
Da ieri, però, nelle cronache da Montecitorio c’è un segno più tangibile dell’operato di Aleandro Longhi. Insieme a quello del suo (ex?) collega diessino savonese Massimo Zunino e dell’ex Verde ed oggi margheritista Romolo Benvenuto, il rappresentante parlamentare dei ronzittiani - i duri e puri dell’ex Correntone diessino - ha firmato un documento molto interessante. Nel testo, elaborato proprio da Benvenuto e fatto proprio dagli altri due colleghi unionisti. si affrontano i temi dello sviluppo del Nord Ovest. E si dicono parole politicamente pesantissime, chiedendo una «politica coraggiosa e riformista che imprima una spinta alla costruzione delle infrastrutture materiali e immateriali indispensabili a sostenere lo sviluppo garantendo la sostenibilità ambientale».
Per far capire meglio il concetto, si precisa anche di cosa si parla: porti, con nuove procedure per i dragaggi «meno farraginose e burocratiche» e «tratta ferroviaria Terzo Valico quale anello indispensabile alla relazione europea Nord-Sud da Genova a Rotterdam, visto che le scelte europee e francesi mettono a nudo il nostro deficit decisionale ritardando la nostra economia». Insomma, l’esatto contrario di ciò che sta facendo Prodi e di ciò che vuole la sinistra radicale.
Certo, le firme sono limitate; certo, mancano tutti i parlamentari liguri di Rifondazione e dei comunisti cossuttiani; certo, anche nel gruppo unico dell’Ulivo, fra gli eletti in Liguria mancano i nomi di Fabio Mussi, di Roberta Pinotti, di Italo Tanoni e di Andrea Orlando. Ma le frasi del documento dei deputati del centrosinistra ligure sono una rivoluzione copernicana. Sembra di leggere un articolo del Giornale o di sentire un intervento del senatore azzurro Gigi Grillo, quasi monomaniacali in una battaglia in cui, troppo spesso, siamo soli. Anche se non è una battaglia nostra. È una battaglia per la vita di questa città e di questa regione.
Il problema, ribadisco, è che i firmatari dicono il contrario di quel che dice la sinistra essenziale alla loro maggioranza e, addirittura, di quel che dice il governo a cui votano la fiducia. E allora, i casi sono due: o si ribellano a Prodi, o il loro documento è propaganda e carta straccia. Li aspettiamo.