Se dev’essere un cittadino a chiedere scusa alle istituzioni

Qualcuno ha chiesto scusa. Per la prima volta da venerdì a oggi. Questo qualcuno si chiama Marco Fenu. Non fa il sindaco, non fa il presidente della Regione, non fa il presidente della Provincia, non fa il prefetto, non fa il capo della Protezione civile, non fa il meteorologo dell’Arpal. Marco Fenu è «solo» un genovese. Uno dei tanti che ha «sbagliato». La sua «colpa» è di aver fatto quello che in quel momento avrebbero voluto fare volentierissimo tanti altri genovesi, sbagliando magari anche loro. Ha tirato un calcio alla macchina ecologica tutta lucidina con cui Marta Vincenzi è andata a visitare le vie devastate dal fango.
L’errore più piccolo. Un’ammaccatura. Mica sei morti. Marco Fenu ha chiesto scusa. «Ho sbagliato a prendere a calci l’auto del sindaco, chiedo scusa tutti per quel gesto», ha detto ieri intervenendo alla trasmissione televisiva «Liberi Tutti» su Telenord. «Odio la violenza e la condanno. Non so quel giorno cosa mi sia preso. Forse la disperazione nel vedere il quartiere distrutto, tante vite spezzate. Così quando ho visto arrivare la sindaco tutta elegante e pulita mi è scattato qualcosa. Ho sbagliato e voglio chiedere scusa a lei e a tutta la città». Quella magistratura che in punta di legge ha già rimesso fuori gli sciacalli sorpresi a rubare, magari scoprirà che codice alla mano queste scuse non sono neppure un’attenuante generica. Ma chissà perché il tribunale di Genova, o meglio il tribunale dei genovesi, deve aver già assolto con formula piena Marco Fenu.
«Scusa» in fondo non lo ha ancora detto la sindaco. «Scusa» non lo ha ancora detto il presidente della Regione che è anche da anni commissario straordinario del Fereggiano. «Scusa» non lo ha detto il presidente di quella Provincia che non ha pulito i torrenti. «Scusa» non lo ha detto il prefetto che le scuole le ha chiuse tutte, sì, il giorno dopo. «Scusa» non lo ha detto la Protezione civile che ieri, in una giornata di sole pieno, ha diramato l’allerta 1 e pretende che la gente capisca cosa vuol dire allerta 2. «Scusa» non lo ha detto nessuno. Neppure ieri, neppure durante il funerale di Serena, la ragazza morta per salvare il fratellino all’uscita da scuola. Anzi no, scusa, proprio a Serena, lo hanno chiesto gli abitanti di Marassi, che in questi giorni hanno appeso un lenzuolo dai balconi di corso De Stefanis. Lo hanno magari chiesto, tra lacrime, silenzi, preghiere e applausi, le centinaia di genovesi che ieri erano presenti nella chiesa di Nostra Signora della Guardia (quella piccola, di Quezzi, non il santuario). Ma nessuno di loro era sindaco, presidente, capo. Erano solo genovesi, come Marco Fenu. E hanno chiesto scusa. Loro.