Se Dio e il Papa diventano di destra

Nel giorno in cui Napolitano e D’Alema vanno dal Papa per ribadire l'esistenza in Italia - accanto ai credenti e agli «atei devoti» - di una categoria di «atei rispettosi» della religione - quanto meno per ragioni di opportunità politica, e secondo un insegnamento che risale a Togliatti -, è lanciato con grandi squilli di tromba l'ennesimo libro anti-cattolico: Babbo Natale, Gesù adulto. In cosa crede chi crede? (Bompiani) del professor Maurizio Ferraris, docente di estetica all'Università di Torino. Non si tratta di novità: qualche mese fa un professore emerito della stessa università, Carlo Augusto Viano, nel suo Laici in ginocchio ha paragonato addirittura i credenti ai delinquenti e negli Stati Uniti un pugno di intellettuali ha preso spunto dalla sconfitta elettorale del credente Bush per lanciare un manifesto in cui chiede che non solo si smetta di credere in Dio «ma anche di rispettarlo, perché Dio non è rispettabile».
L'argomentazione di Ferraris si riassume in uno schema che era già noto tra gli anticlericali di cento anni fa, ma che si cerca di far sembrare nuovo con una verniciatura politica. È normale, secondo il docente torinese, che i bambini credano sia a Babbo Natale sia a Gesù Bambino; se invece ci crede un adulto, bisogna preoccuparsi. Anzi, a rigore è più logico credere a Babbo Natale - perché si tratta di un'ipotesi semplice: c'è un signore al Polo Nord che porta i regali ai bambini una volta l'anno - che al Dio dei cristiani, perché nel secondo caso si deve prestare fede a tutta una serie di dottrine «ben più incredibili» e complesse, dalla Trinità alla resurrezione. Mentre - almeno per Ferraris, che conosce assai poco l'islam - Allah e il Corano proporrebbero credenze più lineari. Al contrario, molti cristiani che «credono di credere» (l'espressione è del collega filosofo Vattimo) non crederebbero veramente. Ma, a differenza di quanto pensa Vattimo, il «credere di credere» per Ferraris non va rispettato. Per due ragioni: atrofizza la ragione e distrugge la morale.
Sulla base di una credenza che in realtà non crede al suo oggetto si prendono decisioni etiche e politiche. Per esempio ci si schiera contro l'aborto o il matrimonio omosessuale o si vota per la Casa delle Libertà. Dal momento che i cattolici non credono veramente nella dottrina, in che cosa credono? Risposta: nel Papa. L'«entità» - tutt'altro che mistica - cui crede davvero chi crede è il Papa, il che fa male, tanto più se i Papi si chiamano Giovanni Paolo II o Benedetto XVI, mentre almeno Paolo VI aveva una politica simpatica a Ferraris, il quale crede - o forse «crede di credere» - che, fosse vivo, Papa Montini sosterrebbe l'attuale governo.
Per essere un professore di estetica, Ferraris ci offre un argomento singolarmente privo di eleganza. Che il Dio cristiano atrofizzi la ragione è smentito dalla storia. La scienza, la cultura, la democrazia e l'economia moderna sono figlie del cristianesimo: Ferraris si rilegga, per esempio, il sociologo americano Rodney Stark. Se pensa davvero che il cristianesimo faccia male alla morale, si faccia un giro fra le suore di Madre Teresa o - rimanendo nella sua Torino - al Cottolengo. Ma di tutto questo in fondo non gli importa nulla. Il suo problema è che la fede con gli ultimi due Papi sempre di più scende in campo e determina anche scelte politiche che non piacciono a Ferraris. Che però ha torto anche su Babbo Natale. Neanche lui sosterrebbe il governo Prodi. L'uomo con la slitta e le renne a Natale porta doni: non li porta via, ed è difficile che gli stia simpatico Visco.