Se il direttore scrivesse: scelgo il centrodestra

8 marzo 2007: giornalisti subito in sciopero, Enzo Biagi indignato, tipografia occupata, sindacati in piazza. Tutto per un editoriale...

Milano, 8 marzo 2007. Ore 9. L’annuncio del direttore, Paolo Mieli, che il Corriere della Sera sarà schierato con il centrodestra alle prossime elezioni, ha scatenato il finimondo. A Milano la circolazione è bloccata da ore: i tipografi hanno occupato via Solferino al grido di «Giù le mani dal Corrierone». I giornalisti hanno proclamato uno sciopero a oltranza. Nel comunicato sindacale si ricorda la storica imparzialità del quotidiano: «È un patrimonio della Nazione e che non può essere in nessun modo svenduto a una fazione politica». Poi un messaggio a Mieli: «Questa è un'altra storia». A commento un'ironica vignetta di Giannelli che mostra Berlusconi entrare in sala Albertini chiedendo: «Ma davvero Demetrio ha giocato anche per voi?».
Prima reazione di Enzo Biagi: «La Repubblica è in pericolo». Risponde Ezio Mauro: «No, il Paese è in pericolo, La Repubblica sta benone». Replica di Enzo Biagi: «Allora mi potete fare un contratto di collaborazione?». Selva di microfoni davanti a Ettore Mo che domanda: «Ma parlare dell'inquinamento del rio Yangtzi è di destra o di sinistra?». Il comitato di redazione s'incatena al portone e proclama lo sciopero della fame: «Sempre meglio che mangiare la sbobba della destra», dice uno striscione. Duro intervento del vicedirettore Di Vico: «Siamo passati al centrodestra ed è subito cominciata la riduzione dei consumi».
Roma, 8 marzo 2007. Ore 12. I sindacati sono entrati in sciopero. Grande manifestazione a piazza San Giovanni: trecentomila secondo la questura, tre milioni secondo gli organizzatori. Un solo striscione: «Giù le mani dalla testata». Appena sentono parlare di testate si affacciano i no gobal che sfasciano alcune edicole al grido di «scribacchini servi del potere» e «Mieli fascista sei il primo della lista». Organizzato un convegno dal titolo: «Meglio l'olio di ricino o il Mieli?». Il popolo dei fax organizza una raccolta di firme. Le femministe proclamano l’8 marzo giornata mondiale della mimosa appassita. Distribuiti volantini dal suggestivo titolo: «Più mesta che festa, tutti i giornalisti come Nesta». Segue dibattito se Nesta è preso a simbolo dei difensori (accezione positiva) o dei dipendenti di Berlusconi (accezione negativa).
Roma, 8 marzo 2007. Ore 14. Gli altri quotidiani escono in edizione straordinaria. L'Unità è listata a lutto: «Il futuro è nero», titola a caratteri cubitali. L'editoriale è di Furio Colombo: «Non ci resta che andare in montagna a combattere: io scelgo Saint Moritz». Giorgio Bocca scrive un veemente articolo in prima pagina: «Mi dicono che il Corriere della Sera ora è di Berlusconi. Ma perché non lo era già?», si chiede. L'Economist titola «Two Unifits», in copertina le foto di Mieli e Berlusconi insieme. Giungono notizie dei primi rifugiati all'estero: Beppe Severgnini a Londra, Umberto Eco ad Alessandria (d'Egitto), Nanni Moretti in Australia («almeno lì ci sono caimani originali»). L'unico felice è Marco Travaglio: guarda caso aveva pronto un istant book. Sempre lo stesso, ma gli ha cambiato il titolo: «Da Starace a Storace, breve storia dell'informazione di regime». Sta vendendo benissimo.
Milano, 8 marzo 2007, ore 16. Poco fa nuovo appello dei giornalisti del Corriere: «Siamo sopravvissuti al fascismo, alla P2, alla rubrica di Alberoni e alla noia degli articoli di Ronchey. Riusciremo a sopportare questa svolta?». Giovanni Sartori scrive una lunga lettera aperta: «Proporzionale nelle urne, sproporzionati nelle redazioni», dove si sostiene che per un giornale scegliere il centrodestra significa, di fatto, legittimare Goebbels. Selva di dichiarazioni di tutti i politici del centrosinistra. Diliberto: «Sulle tastiere si stendono mani insanguinate». Caruso: «Cercasi redattore disperato uso kamikaze. Astenersi perditempo». Qualcuno cerca di dare fuoco al palazzo di via Solferino. Sui muri lasciata una scritta: «Corriere rosso di sera, bel tempo di spera».
Roma, 8 marzo 2007. Ore 18. Durante la registrazione di Porta a porta, clamorosa confessione di Mieli: «Il Corriere si schiera col centrodestra? È stato un refuso, un errore tipografico. Io avevo scritto: il Corriere si schiera, come sempre, con il centrosinistra. Lo avevamo già fatto l'anno scorso». Immediato respiro di sollievo in tutta Italia, sospesi gli scioperi, rientrano le proteste. La situazione torna alla calma. Fioccano i primi commenti: «L'indipendenza del giornale non è più a rischio, scelta equilibrata, succede in tutto il mondo, che c'è da preoccuparsi?». Finita la registrazione il direttore comincia a scrivere il suo editoriale per il giorno successivo: «Noi e la libertà di stampa, un'Unione fortissima». Applausi in tutto il Paese.