Se il «dove» cattolico e laico coincidono

Da anni scrivo, con alterne fortune, questa rubrica. È una delle tante, uno dei tanti spazi in cui si fa argomento dell’esser cattolici, di editoria cattolica, di rapporto tra cultura cattolica e altre versioni della vita, del ruolo dei cattolici nella società e nella politica.
Eppure, bastava uno sguardo sull’immensa folla di giovani radunata nei giorni scorsi intorno a Benedetto XVI per capire che la posta in gioco è ben più grande di una definizione di ruolo o di una rivendicazione di spazi. È più grande innanzitutto perché è la posta di tutti, non soltanto dei cattolici. La domanda degli oltre quattrocentomila giovani radunati intorno al Papa non è una domanda «cattolica»: è la domanda di tutti, sulla quale non si possono istituire posizioni da far combattere poi in questa o quella giostra o teatrino. Sul fatto che la nostra vita chieda un senso e che una persona semplice vada «naturalmente» là dove vede balenare questo senso, non mi sembra possano esserci dubbi. Insomma, la questione non è «da che parte stiamo?» bensì «dove stiamo andando?». La questione di fondo è sul «dove» ancor prima che sul «che cosa».
I politici che a fine agosto hanno frequentato gli incontri del Meeting di Rimini lo sanno bene: non è per loro che si radunavano quelle folle (a certi incontri partecipano più di quattromila persone) ma per l’urgenza alla quale, almeno nelle intenzioni, il Meeting invita tutti, relatori e spettatori. Questa urgenza nasce dalla constatazione che niente di ciò che ci circonda - vincessimo pure alla lotteria - dà vera soddisfazione. Ricchezza, potere, perfino l’amore. E poi?
La posta in gioco di Rimini e, più ancora, di Loreto è questo «e poi», insieme all’invito a non accontentarsi mai, a non acquietarsi mai in qualche finta soddisfazione. Se la domanda è senza fine, anche la risposta deve esserlo. L’hanno chiamata Destino, Essere, Bene, Fato, Necessità a seconda delle interpretazioni e dei sentimenti. Noi la chiamiamo Dio. Si possono fare migliaia di discorsi cattolici (ma anche laici), di cultura cattolica (ma anche laica, o laicista), di politica cattolica (ma anche laica), discorsi di strategia ecclesiale (o di partito), piani pastorali (o programmi politici), si possono definire e ridefinire i ruoli senza essere sfiorati dalla questione essenziale.
Senza, cioè, che la questione di Dio esca dalla solitudine e dalla prigionia di qualche scintillio - in un film, magari, o sfuggito per sbaglio dalle parole di un politico o di uno scrittore, o riflesso quasi casualmente nelle ossessioni di un artista, o uscito dalla penna frettolosa di chi scrive canzoni di successo. Ma un Dio ridotto a bagliore, a nostalgia, a epifania momentanea e poi di nuovo scomparso non può regalare una vita più umana a tutti quelli che la chiedono.