Se eliminiamo Berlusconi, alla sinistra cosa resta?

Caro Granzotto, visto che è chiaro che si va alle elezioni anticipate, c'è la speranza di assistere ad una campagna elettorale più civile ed «europea» di quelle precedenti? Vista l'antipolitica dilagante, visto il penoso spettacolo della dissoluzione di un governo fra risse, accuse e dispetti all'interno della sua stessa maggioranza, non sarà che la sinistra metta la testa a partito e eviti in futuro di puntare tutto sulla demonizzazione e irrisione di Berlusconi e di coloro che lo votano? La presenza in campo di Walter Veltroni, uomo mite e poco portato alla rissa, mi fa ben sperare.

Uhm... sì, certo, forse... a condizione, però, che sia davvero Veltroni a dare il la alla campagna elettorale della sinistra (oltre tutto non riassunta dal solo Piddì). E che la sinistra, poi, si adeguasse alle direttive. Ma non ce li vedo, caro Catena, i compagni rinunciare ad armare la loro gioiosa macchina di guerra con la spingarda dell'antiberlusconismo becero e triviale e della altrettanto becera e triviale delegittimazione dell'elettorato di destra. Le punte di diamante della società civile, d'altronde, sono già all'opera. Maria Novella Oppo - un nome a caso, preso nel mucchio - che detiene una finestra quotidiana sulla prima pagina dell'Unità, sta già rispolverando il vecchio armamentario dando al Cavaliere ora del «nano ridens», ora del vecchietto «di primo pelo (non suo)» e per far buon peso, con sublime eleganza liquida Michela Vittoria Brambilla «la quasi quarantenne salmonata le cui idee migliori sono sostenute dalle calze autoreggenti». Insomma, caro Catena, Veltroni o non Veltroni ci risiamo: gli argomenti della campagna elettorale - già in corso - della sinistra si riducono ai soliti tacchi delle scarpe di Berlusconi, alle vicende della sua capigliatura, alla bandana o al giardino dei cactus di villa Certosa.
Né la musica cambia quando la colta, raffinata società civile rivolge l'interesse all'insieme dell'elettorato di destra. Se per quel lucido cervello d'un Giorgio Bocca la sinistra ambisce al potere per «rimettere in piedi questo Paese sbilenco» (e a tal proposito il neo Partito democratico rappresenterebbe «un respiro pulito, un respiro salutare dopo tanta aria marcia che siamo stati costretti a mandar giù»), la destra no, la destra vuol metterci sopra le sue manacce solo per «tornare alla greppia, per ricominciare a malversare, a rubare, a spartirsi i privilegi e a saccheggiare lo Stato». Per il lucido Bocca i milioni di italiani che prossimamente sceglieranno Berlusconi (aria marcia) a danno di Veltroni (aria salutare) non sono dei concittadini con i quali non dico dialogare, ma per lo meno confrontarsi, essendo, come ci hanno ripetuto fino alla noia, il dialogo ed il confronto i fondamentali del bon ton democratico. E nemmeno avversari da contrastare con gli strumenti della democrazia, ma nemici da annientare («una prova - arriva a scrivere Bocca e si avverte un certo imbarazzo a riportarlo - che a noi ricorda la rinascita partigiana»). Esclusa la tratta delle bianche, ma forse è solo una dimenticanza, per il vecchio partigiano la destra è infatti dedita ad ogni possibile misfatto, elencato con puntigliosità montanara: «Una borghesia mercadora che pensa abbia il diritto di allearsi con la mafia, frodare il fisco, violare i regolamenti, seminare in tutte le aviere bische e bordelli di lusso, perseguitare i giudici onesti, aprire le porte delle nostre città alla delinquenza, rubare i risparmi della gente onesta, godere dell'impunità dei processi senza fine e senza pena e, come non bastasse, festeggiare in pubblico il carnevale infinito». Capito che aria tira, caro Catena? Lei continui pure a sperare, ma tenga presente che sono le Oppo, sono i Bocca ad accordare lo strumento che poi Veltroni dovrà strimpellare. E sentirà che musica.