Se essere liberali torna di moda

Sandro Bondi *

Parafrasando nel titolo la nota frase di Nanni Moretti «di’ qualcosa di sinistra», Egidio Sterpa si avventura in una complessa ma stimolante impresa: quella di esplorare il significato della parola «liberale» e le sue applicazioni (o mancate applicazioni) in campo sociale così come in politica. Fino a pochi anni or sono, dirsi liberali in Italia significava essere quantomeno guardati con sospetto, o peggio essere messi alla berlina dalla cultura di sinistra. Oggi, invece, dichiararsi liberali è diventata una moda, in un certo senso quasi un obbligo. Lo fanno tutti, anche una parte considerevole degli eredi del comunismo, che dopo la caduta del Muro di Berlino, con la conseguente fine delle ideologie del ’900, hanno scoperto il «mercato» e i suoi vantaggi. Va da sé che gli ex seguaci dell’ideologia comunista interpretano il mercato a modo loro, applicando a esso gli stessi schemi mentali usati da sempre e, in fin dei conti, stravolgendone il senso. È stato Bertinotti, uomo dalle cui idee dissentiamo quasi sempre, ma anche politico onesto e schietto, a porre il problema di «che ci stanno a fare i liberali a sinistra»? Una domanda ovvia, che sottolinea impietosamente la grande confusione che regna all’interno della coalizione guidata da Prodi. Un cartello elettorale che raccoglie ex, post e neo comunisti, messi a confronto con moderati di estrazione cristiano-cattolica, con pochi veri riformisti (perennemente in minoranza), con movimenti sociali impegnati a combattere qualsiasi ipotesi di libero mercato e, infine, con nuove formazioni il cui unico intento è quello di attaccare e demolire la struttura etica della società a favore di un relativismo assoluto e senza regole, nel quale tutto è permesso e nulla ha valore.
L’essenza del liberalismo è l’asse portante delle democrazie, e con esse crea un connubio imprescindibile. E se questa essenza non è colta (non potrebbe essere altrimenti) dalla sinistra italiana, troppo spesso non lo è nemmeno dalla destra. Egidio Sterpa, sin dall’introduzione del suo volume, sottolinea come le definizioni di «destra» e di «sinistra», nella realtà attuale, abbiano perso di significato. Sono gusci vuoti, visto che caratteri tipici della destra sono (almeno a parole) stati accettati dalla sinistra, mentre la solidarietà e l’attenzione al sociale un tempo associati alla sinistra sembrano oggi meglio rappresentati dalla destra. In questa confusione, o intercambiabilità che dir si voglia, risalta appunto l’abuso della parola «liberale». L’autore sottolinea come nella sinistra italiana non vi sia nulla di autenticamente liberale, e nemmeno si vede la possibilità che vi sia in un prossimo futuro, ma anche come nello schieramento di destra si faccia spesso un uso inadeguato di questa parola. Giustamente, Sterpa individua nel «relativismo» il grande male della nostra epoca. È il relativismo a sfumare e confondere i confini della realtà, a volte attraverso un uso del linguaggio di tipo zapateriano, altre con la negazione a priori dei valori e delle specificità. Insieme alle ideologie sono scomparsi i valori di riferimento, permettendo da una parte ai fautori del relativismo di prosperare, dall’altra moltiplicando, come ha giustamente sottolineato Benedetto XVI prima di entrare in Conclave, «correnti ideologiche, mode di pensiero, da un estremo all’altro».
Per comprendere appieno il pensiero di Sterpa, è sufficiente richiamare la definizione che egli dà di liberalismo: esso è «la dottrina che si assume la difesa e la realizzazione delle libertà individuali e collettive». L’attuale governo ha raccolto una pesante eredità fatta di ruggini corporative, di eccessiva presenza dello Stato, di scarsa mobilità sociale soprattutto in campo economico, dove scontiamo un’arretratezza che deriva dalla mentalità ingessata e antimoderna della cultura di sinistra. Non ha quindi torto, l’autore, quando sottolinea come occorra un maggiore impegno, una svolta in primo luogo culturale, per eliminare i lacci e i lacciuoli che imbrigliano il nostro Paese e dare all’Italia una struttura diversa, indispensabile per il futuro di tutti noi. Una struttura autenticamente liberale. Nel suo volume, Sterpa esplora le pieghe della nostra società, ne mette in luce le potenzialità e le contraddizioni, ponendo in luce alcuni aspetti controversi: dai rapporti fra le istituzioni alla libertà di stampa, dal peso dei cosiddetti poteri forti alla crisi della giustizia.
Sono di particolare attualità i capitoli dedicati all’economia, alla parziale crisi del capitalismo, alle dinamiche sociali e alle difficoltà vissute da quel «ceto medio» che per decenni è stato la vera spina dorsale del Paese. Un testo fondamentale, dunque, questo di Egidio Sterpa, da leggere con attenzione per capire qualcosa di più del nostro presente e per completare la «rivoluzione liberale» promessa dal presidente Berlusconi. È questa la vera scommessa del futuro, ed è per questo che dobbiamo ricordare a tutti i moderati e a tutti gli elettori che ci hanno dato fiducia nel 2001 che oggi, ancor più di allora, si gioca una partita fondamentale, di portata storica, e che dal risultato di questa partita dipenderà il futuro del nostro Paese e di tutti noi. Riconsegnare l’Italia a questa sinistra sarebbe disastroso, e provocherebbe danni incalcolabili. Sta a noi liberali, moderati e riformisti, scongiurare questo pericolo e dimostrare agli italiani che nel nostro progetto c’è il futuro, che i loro ideali e i loro desideri sono anche i nostri, che sapremo una volta per tutte eliminare la ruggine di una cultura sorpassata per dare vita a un mondo nuovo, autentico, libero.
* coordinatore nazionale di Forza Italia