Se Facebook fa annullare i matrimoni

Nell’era di Facebook e Twitter i matrimoni possono finire anche per un «cinguettio» di troppo, o per la scoperta di un «profilo» del proprio coniuge che non si conosceva. E quando la scoperta è tale imporre la domanda «ma chi è che ho sposato?», allora si può arrivare a chiedere l’annullamento delle nozze. Anche le fotocopie di pagine dei social network arrivano dunque a rimpolpare i fascicoli degli avvocati del tribunale ecclesiastico. Lo conferma Monsignor Paolo Rigon, vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico Ligure, che ieri, all’apertura dell’anno giudiziario, ha illustrato i dati delle cause discusse e concluse nel corso del 2011. Ben 89 sentenze sono state emesse, delle quali 83 affermative e 6 negative, e otto cause archiviate perché non sufficientemente fondate. Come sempre avviene, la relazione che monsignor Rigon prepara per illustrare i numeri degli annullamenti, è anche una spiegazione di quali siano i motivi che rendono nullo anche il sacramento del matrimonio. Nel corso degli anni passati si è parlato di fedeltà, o di scelta di non avere figli come motivi che portano all’annullamento, ma l’argomento di quest’anno è stato invece il dolo. Elemento, questo, sempre esistito, ma introdotto nel diritto canonico nel 1983, quindi codificato piuttosto di recente. Come sempre il consiglio di monsignor Rigon ai fidanzati è quello di usare il periodo del fidanzamento per conoscersi a fondo, analizzando le scelte di vita, gli hobby, i comportamenti nella vita di tutti i giorni, azioni che svelano un modo di essere. E in tempi di crisi come quelli attuali talvolta il dolo è anche nascondere al partner di avere pesanti debiti, che peseranno anche sulla vita coniugale. «Una manifestazione di entusiasmo di fronte alla nascita di un bimbo denota il desiderio di paternità, l’aspirazione a una famiglia - dice il vicario giudiziale - al contrario il rifiuto di stare vicino ai bambini o reazioni negative davanti agli ovvi comportamenti sregolati dei bambini sta ad indicare indubbiamente un rifiuto». Fin qui tutto bene se nessuno finge di essere quello che non è e ci si accetta conoscendosi. In caso contrario invece davanti a una ragazza che dice di desiderare figli e un ragazzo che nasconde per esempio di essere sterile pur di sposarla lo stesso e credendo poi di convincerla, arrivano i guai. E la separazione con la possibilità di annullare le nozze vengono di conseguenza. Quest’anno sono partite 97 nuove cause a fronte di migliaia di separazioni avvenute in Liguria. Un numero scarso, non giustificabile solo con la crisi economica visto che una causa presso il tribunale ecclesiastico costa 525 euro al massimo se ci si fa difendere da i patroni stabili ricompensati dal tribunale e nemmeno quelli in caso di impossibilità a pagare. I vertici della Chiesa contestano poi che la causa di nullità cancelli in pratica l’assegno del coniuge: «non è vero e non è così automatico», dicono.
Tra le novità anche una maggiore richiesta di domande di annullamento presentate da uomini (53) piuttosto che da donne (44), segno che «ci sono molti uomini che ritrovano il cammino delle fede e chiedono di poter rientrare nella comunità anche dopo un matrimonio finito».
Per non arrivare a dire «ho sposato una persona che non conoscevo», i consigli di monsignor Rigon sono quelli che qualsiasi genitore di buon senso darebbe (o dovrebbe dare) ai propri figli, dicendo loro di legarsi in età sufficientemente matura e di non fermarsi davanti a situazioni non chiare, bensì chiedere spiegazioni se si hanno dei dubbi, senza farsi prendere da facili sentimentalismi. Ma «soprattutto - avverte Rigon - bisogna avere il coraggio e la maturità di avere la forza di troncare un rapporto quando questo si profila, già nel fidanzamento problematico».