«Se Fiat rompe con Daimler ci sono alternative»

da Altavilla Vicentina

Di rientro dall’America Latina e alla prima uscita pubblica dopo le indiscrezioni dalla Germania su un presunto stop nei colloqui con Daimler, Sergio Marchionne, si è mostrato fiducioso sul prosieguo delle trattative: «I colloqui - ha detto l’ad di Fiat - continuano. Nel caso s’interrompessero abbiamo parecchie alternative, dallo sviluppo interno all’impegno con altri». Sul tavolo una partnership centrata sull’uso delle piattaforme top dei tedeschi, motori e tecnologia della trazione posteriore per Alfa Romeo, a fronte del know how italiano per le future Classe A e B con la stella. «Abbiamo una serie di piani per lo sviluppo di Alfa che includono e non escludono Mercedes. Speriamo - ha aggiunto Marchionne, ieri ad Altavilla Vicentina per ricevere il master honoris causa in Business administration conferito dalla Fondazione Cuoa - che queste trattative, condotte con altri costruttori, si concludano: darebbero reciprocamente un grandissimo vantaggio». Intanto, un altro fronte di business potrebbe assumere una forte rilevanza per l’espansione del Lingotto: è il rapporto con Autovaz in Russia, che «si presenta complesso, perché si tratta di un’azienda da risanare e l’impegno di Fiat in una simile attività andrebbe oltre l’investimento finanziario», riportando l’azienda al passato e aprendo contestualmente «un mercato enorme anche rispetto allo sviluppo di piattaforme in comune».
Un nuovo impegno che si inquadrerebbe in uno sforzo generale d’investimento che il gruppo di Torino misura in oltre 20 miliardi di qui al 2010: «Guardiamo a creare una grande azienda internazionale e della maggior parte di questi investimenti si vedranno le risultanze solo al termine del ciclo». Una visione che nella ricetta di Marchionne si unisce sempre alla necessità di uscire dall’ovvio. Come quando si decise nel 2005 di avviare la produzione della nuova 500: «C’erano ancora - ha raccontato - circa 7 miliardi di debito iscritti a bilancio, ma il team che ha accettato la sfida lo ha fatto vedendo in essa un’opportunità unica per riposizionare il marchio».
Le vicende del gruppo e le traiettorie personali del top manager sembrano destinate a restare intrecciate, sebbene la risposta dell’amministratore delegato di Fiat sull’interessamento di altri giganti dell’auto sia stata, ancora una volta, «no-comment».
E sincera è sembrata l’ammissione di non essere mai stato tentato dalla politica. Infine, parlando delle sue retribuzioni ha chiarito che «più di metà dei miei compensi sono variabili: se non raggiungo gli obiettivi prendo zero». Positivo, infine, il titolo ieri in Borsa: più 0,7% a quota 18,74 euro.