"Se fossimo andati alle urne non sarebbe successo"

L'Ira di Bossi: "La palude romana non vuol cambiare e fa terrorismo". Filmati gli autori dell'agguato: si scava negli ambienti anarchici e nei centri sociali della zona. Maroni: "Episodio da non sottovalutare"

Il leader della Lega Umberto Bossi ne è certo: l’attacco al Carroccio non è casuale. Ci sono «mandanti e responsabilità ben precisi dietro la degenerazione del clima politico. Quelli che non vogliono che il Paese cambi si affidano al terrorismo per spaventare la gente. È la palude romana che manda segnali».

La reazione del Senatùr all’intimidazione al Carroccio arrivata a due passi da casa sua arriva dalle colonne de La Padania, in edicola oggi. E ha attribuito una responsabilità indiretta della degenerazione del clima politico al mancato ricorso alle elezioni anticipate: «Se fossimo andati alle urne – ha aggiunto – come suggerivo, tutto questo non sarebbe successo. Ora c’è chi si illude di cambiare le cose con la violenza. Vogliono spaventarci». Quindi l’antidoto: «Chiudere la partita del federalismo fiscale e poi fare chiarezza».

In effetti le due bombe carta attaccate alla vetrata, dietro le serrande della sede del Carroccio a Gemonio, una cinquantina di metri appena dalla casa di Bossi, sono state un segnale davvero inquietante. Il botto è arrivato nel cuore della notte, poco prima delle tre, e ha mandato in frantumi tre vetrate, danneggiando anche il portone d’accesso e qualche arredo della sede leghista: i danni, secondo una prima stima, ammontano a circa duemila euro. Fuori, accanto all’ingresso, la «rivendicazione» è tutta in una scritta, «Antifa 2° atto». Per gli inquirenti, gli autori, forse due persone, sarebbero dunque militanti di area anarchica vicini ai centri sociali, che si riconoscono nel network antifascista la cui «firma», ricordano gli investigatori, era già apparsa in passato sia a Gemonio che nel Varesotto. Gli ordigni artigianali piazzati nella sede leghista di Gemonio, ed esplosi quando nei locali non c’era nessuno, sarebbero invece solo un tentativo di intimidazione. Non il primo episodio violento contro il Carroccio in paese: per due volte negli ultimi tre anni ignoti hanno tentato di dar fuoco al portone della sede della Lega Nord, una volta riuscendo nell’intendo. E all’inizio di dicembre del 2006 qualcuno diede fuoco allo zerbino di casa Bossi, gettandovi sopra uno stoppino incendiario.

Dura la reazione del ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni. «Non ci faremo intimidire», ha dichiarato il titolare del Viminale, invitando a «non sottovalutare» l’episodio: «È già successo in passato che sedi della Lega siano state oggetto di atti di violenza». Anche il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, ha espresso «solidarietà al ministro Bossi e agli amici della Lega», definendo l’inaccettabile attentato» anche «un attacco diretto alla figura» del Senatùr, e dunque un atto da «condannare in maniera forte e inequivocabile». Solidarietà al Carroccio anche dal sindaco di Milano, Letizia Moratti che ha condannato il «fatto gravissimo» ai danni della Lega.

Al lavoro a Gemonio, dall’alba di ieri, ci sono i carabinieri di Luino e gli uomini della Digos di Varese. Si stanno vagliando le immagini registrate da una telecamera di sorveglianza piazzata dagli uomini dell’Arma per altri motivi proprio di fronte alla sede del partito, che ha ripreso l’arrivo degli attentatori. Da quei fotogrammi, gli investigatori sarebbero risaliti al numero di autori dell’attacco - due, appunto, arrivati in auto, vestiti con una felpa con cappuccio, un giubbotto e occhiali - e le ricerche dei possibili responsabili sarebbero già cominciate. L’ipotesi è che a piazzare le due bombe carta siano state persone della zona, probabilmente attivisti di uno dei centri sociali presenti in provincia di Varese. Anche se si ritiene che i responsabili possano essere anarchici o simpatizzanti, si esclude per il momento alcun legame con l’ondata di pacchi bomba degli ultimi giorni nelle ambasciate a Roma.

MMO