Se la Francia contagia l’Europa

Gianni Baget Bozzo

Ciò che è avvenuto nel referendum francese sull’Europa ha ancora più significato nella politica interna francese che non sul piano delle istituzioni europee, dove pure è stato aggravato dall’analogo risultato in Olanda.
Il primo elemento rilevante è la sconfitta del gollismo nella sua forma storica, quella del primato della Francia in Europa, la forma nuova è propria della identità storica del Paese guida della storia europea.
Il referendum è la forma classica del gollismo, il modo con cui ha voluto accentuare la differenza dalla Terza Repubblica, tutta chiusa nelle istituzioni parlamentari, e stabilire un contatto diretto tra popolo e presidente, introducendo un elemento monarchico nelle istituzioni repubblicane. Quanto questa fosse importante lo mise in luce il comportamento del generale De Gaulle che si dimise dopo che una proposta referendaria da lui promossa su temi minori con il potere delle assemblee locali si concluse con la sconfitta della proposta. Il generale disponeva di una solida maggioranza parlamentare eppure questa non gli bastò a sentirsi legittimato dal governo.
Il presidente Chirac ha registrato una sconfitta su un tema essenziale della sua politica e della tradizione gollista; la maggioranza del popolo francese ha rifiutato il coronamento della politica del presidente, cioè una Europa concepita alla misura della Francia.
Da questo punto di vista il rifiuto del riferimento alle radici cristiane era il segno della concezione francese della laicità impressa nella Costituzione. Il gollismo di Chirac ha perso il contatto con la Francia profonda, con quel nazionalismo tradizionale che il cattolico De Gaulle aveva sempre mantenuto; è venuta meno quella destra popolare che il gollismo aveva sempre sorbito.
Il secondo partito sconfitto è stato il partito socialista spaccato dalla scelta antiliberale imprevedibile di Laurent Fabius, una linea che mette in rotta il Ps con la sua tradizione socialdemocratica e rompe contemporaneamente con la tradizione di Mitterrand e quella di Jospin. Il partito gollista ha perduto la destra e il partito socialista ha perduto la sinistra, ambedue sono stati colpiti nella loro identità.
Finora l'elettorato francese non aveva mostrato un tale sentimento antieuropeo. Ma in realtà il trattato Costituzione non era una parte della consueta tradizione europea. Assumendo il titolo di Costituzione esso trasformava l'Unione Europea nelle forme, sempre rifiutate, di un super Stato europeo, toccava cioè quelle radici che connettono, proprio a partire dall'89 francese, democrazia, nazione e Stato: la Repubblica. La Francia è vissuta dell’identità tra la sua tradizione monarchica e la sua forma repubblicana, nella sintesi tra la sua memoria storica secolare e la totale rivisitazione di essa.
La Costituzione europea è stata vista come la sostituzione di quella identità, come la separazione della nazione della democrazia dalle istituzioni pubbliche, come la fine nell'eurocrazia bruxellese della sintesi tra nazione Stato e democrazia che è l'identità e la continuità della Francia.
Ciò che emerso è un popolo espresso dalle minoranze senza forma politica, di destra e di sinistra, unite solo da un no che mette in crisi sia il gollismo che il socialismo, e non offre loro alcuna identità alternativa.
Ciò significa che la via del trattato Costituzione è definitivamente sbarrata proprio perché la sua forma politica è quella dello Stato francese, ma separata dalla nazione, dalla democrazia e dalla Repubblica e dall'identità francese che essi esprimevano.
Infine le istituzione bruxellesi sono state la forma politica dello Stato francese impresse all'Europa. Il motore di Bruxelles stava a Parigi e quel motore si è spento. Continuare il procedimento di ratifica vuol dire seguire i passi di un non più vivente.
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