Se il garantismo vale solo per le toghe

Palazzo di Giustizia come un colabrodo di notizie, inchieste che d’un tratto crescono come funghi, proclami stentorei dai vertici della Procura, sospette onnipotenze di magistrati che ricorrono contro loro colleghi: ci sbaglieremo, ma il sospetto che a Napoli stiano pazziando comincia timidamente a esserci.

Cominciamo con un dettaglio che non ha notato nessuno: i tempi. La stra-annunciatissima inchiesta napoletana è esplosa ufficialmente il giorno successivo alle elezioni regionali in Abruzzo, tempistica che la classe politica ha mostrato persino di apprezzare: e sta bene, ma va anche detto che negli anni Novanta la stessa magistratura giudicava quantomeno eversiva l’ipotesi che una Procura potesse adottare una simile discrezionalità dell’azione penale; a Milano, per esempio, ogni polemica sulla tempistica di certi provvedimenti (compreso il famoso invito a comparire per Berlusconi del novembre 1994) veniva regolarmente respinta proprio dicendo che l’azione penale non può essere programmata sulla base dei calendari elettorali o politici.

Ci si metta d’accordo, insomma: altrimenti finiremo per pensare che le diverse Procure possano passarsi il testimone dell’attenzione mediatica con criteri un po’ troppo personali. Ma questo, come detto, è un dettaglio. Più interessante, per soppesare i rapporti tra politica e magistratura, è la vicenda che ha visto protagonista il procuratore capo di Napoli Giovandomenico Lepore. È successo che il colonnello delle Fiamme gialle Vincenzo Mazzucco abbia messo a verbale che il procuratore capo della Repubblica di Napoli, appunto, in passato gli abbia chiesto d’intercedere presso il costruttore Alfredo Romeo affinché assumesse il parente di un autista della Procura. Un’accusa neanche gravissima, e figurarsi a Napoli.

Sta di fatto che il procuratore capo ha reagito con veemenza dicendo questo alla Stampa: «C’è qualcuno che gioca sporco tentando di sollevare un polverone sull’inchiesta, ma non ce la farà. Resta da capire chi sono i registi di questa manovra. C’è una manina dietro il tentativo di depistaggio teso non solo a delegittimare l’inchiesta intossicandola con informazioni fasulle, ma anche a creare le premesse per far trasferire il procedimento presso un’altra Procura. Certo una manovra del genere è possibile, ma credo proprio che non riuscirà». Il procuratore capo, infine, ha notato un’inquietante coincidenza fra le dichiarazioni del colonnello della Guardia di finanza (che è agli arresti) e altre strane notizie che girano per Napoli: «Come quella circolata, ad esempio, sui presunti dissapori fra magistrati che hanno condotto l’inchiesta su Romeo e lo stesso capo della Procura a proposito di possibili fughe di notizie». Niente di più falso, par di capire: le fughe di notizie ormai non fanno più litigare nessuno.

Ora: lasciamo anche perdere la postura davvero poco seria e decisamente complottarda di un procuratore capo, Lepore, che evoca retroscena inquietanti e parla come un De Magistris qualsiasi («qualcuno», «registi», «manine», «depistaggio») solo perché uno schizzetto insignificante è toccato anche a lui. Si provi semmai a immaginare se il colonnello della Guardia di finanza avesse detto che a raccomandare l’autista fosse stato non il procuratore capo, ma un qualsiasi politico: anzitutto l’avrebbero indagato. In secondo luogo i giornali ne avrebbero fatto strame. Solo in coda, e solo se in libertà, il politico avrebbe potuto denunciare pure lui una manovra per delegittimarlo, proprio come il procuratore capo: ma, come ha osservato anche Massimo Bordin ieri mattina a Radio Radicale, la differenza è che il politico sarebbe stato preso a pernacchie, le tv e i giornali l’avrebbero sputtanato, qualche compagno di partito messo al bando.

Morale? Questa: nelle Procure, non solo in quella di Napoli, il magistrato ha uno status morale ben più elevato del cosiddetto politico: due pesi e due misure, come si dice. La presuntissima raccomandazione fatta da un magistrato viene dunque smontata prima di nascere, quella fatta da un politico (uno che, bene o male, è stato eletto) verrà eventualmente smontata quando non gliene fregherà più niente a nessuno. Questo in un clima, a Napoli, dove adesso fioccano avvisi di garanzia su tutto: l’ultima nata è un’inchiesta che ipotizza i reati di abuso e peculato per alcuni assessori e amministratori che hanno avuto dei passaggi in auto blu. Insomma: questa improvvisa riscossa delle Procure italiane, non solo a Napoli, può lasciare lieti ma anche circospetti. Tra riscosse e anni bui, come al solito, è la normalità a mancare.