SE GENOVA NON MERITA L’EUROPA

Per il terzo giorno di fila scrivo di calcio e me ne scuso con chi non lo ama. Ma, se avrete la pazienza di seguirmi, capirete che oggi parlare di calcio è solo una metafora per parlare di Genova, della Liguria e del loro sempre più drammatico isolamento. Soprattutto, della perdita progressiva di peso specifico della nostra città e della nostra regione.
Partiamo dal fatto, che è un piccolo fatto. In questi giorni, nessuna televisione nazionale si è sentita in dovere di dare spazio a Sampdoria e Genoa. Al massimo, sintesi di tre minuti delle partite al tigì regionale, quella che non si nega alla più scalcagnata delle amichevoli. Per il Genoa, in realtà, una scusa - e nemmeno troppo piccola - c’è: i diritti televisivi della Coppa Italia dovevano essere venduti in blocco e Lega calcio e Rai non hanno trovato nessun tipo di accordo. Quindi, niente partite in tivù, tranne le immagini concesse per il «diritto di cronaca». Diverso è il discorso radiofonico: piazze come Genova e Napoli meriterebbero da parte della Rai almeno delle finestre per informare sull’andamento delle partite.
Ma, fin qui, siamo nel campo delle scelte, più o meno opinabili. Quello che invece è inaccettabile è che la televisione di Stato, per la quale si paga il canone, oltre a fare propaganda per una parte politica (sempre quella), non conosca la par condicio nemmeno in campo calcistico. Da un lato, vengono programmate decine di amichevoli contraddistinte da regolamenti vari ed eventuali: c’è quello da tre tempi di quarantacinque minuti; quello che designa il vincitore con i rigori in movimento; quell’altro dove alza la coppa la squadra con il maggior numero di giovani in panchina; quello dove si possono fare sostituzioni a go-go e anche far rientrare chi è già uscito. In tutti i casi, situazioni un po’ borderline, a metà strada fra il calcio e il circo.
É legittimo che, d’estate, venga dato molto spazio anche a questa roba. É meno legittimo che partite ufficiali, con tutti i bollini Uefa al punto giusto vengano snobbate e completamente ignorate dalla tivù di Stato (oltre che da tutte le private nazionali, ma questa è una scelta) senza che nessuno dica niente. Era già successo con l’Intertoto, ora il bis addirittura con l’esordio blucerchiato in Coppa Uefa.
Anni fa, quando la stessa situazione relativa all’Intertoto toccò Perugia e Brescia ci fu una sollevazione delle rispettive città, con istituzioni sulle barricate e il caso arrivò fino in Parlamento. Ora, non chiedo una guerra di religione su questo tema e mi rendo conto che ci sono problemi molto più seri, ma qui a Genova tutti fanno finta di nulla. E la Rai continua a oscurare le nostre squadre.
Ribadisco: non è un problema. É solo una metafora di quanto conta Genova oggi a livello nazionale. E di quanto le interessa contare.