Se Genova si fa battere anche da Napoli

(...) che non era entrata nemmeno nella rosa delle possibili sedi italiane della fase preparatoria della Coppa. E raccontavo anche della rinascita di Valencia che - grazie all’ottimo lavoro di Rita Barberà, l’omologa valenciana di Marta Vincenzi (conto che la sindachessa spagnola non legga mai questo articolo, così non se la prende per l’avvicinamento improvvido) - si aggiudicò la Coppa America, facendone un grande fattore e volano di sviluppo. E, su queste pagine, alcuni amici e lettori, da Kiki Becker a Luciano Ardoino, sono intervenuti nel dibattito su Genova, la Liguria e la Coppa America. Un matrimonio mai celebrato.
Diciamola tutta. Qui, non c’è don Abbondio, fra Cristoforo, Innominato, don Rodrigo o monaca di Monza che tenga. Il matrimonio non è mai stato celebrato e, con ogni probabilità, non si celebrerà mai. Ennesima occasione perduta del paese delle occasioni perdute. Pensate alla forza evocativa e di impatto - turistico, ma proprio culturale e imprenditoriale, nel senso più pieno che la parola sa avere - che avrebbe avuto una Coppa America regatata da Bordighera ad Alassio e a Varigotti, da Genova a Portofino, da Santa alle Cinque Terre, da Portovenere a Lerici.
Stiamo parlando di qualcosa che nessun cinese può clonare, che nessun coreano può imitare, che nessun indiano può riprodurre a minor costo. Stiamo parlando di qualcosa che non si può delocalizzare. E, soprattutto, stiamo parlando di qualcosa che è a un passo dalla Svizzera, patria di Alinghi, ma soprattutto è a un passo da Milano e dalla Lombardia, che fra l’altro ospiteranno l’Expò 2015. Insomma, siamo di fronte a un cocktail potenzialmente micidiale (per gli altri): coste e entroterra incantevoli a pochi chilometri da quella che diventerà la capitale mondiale dell’economia. Roba da scommetterci sopra tutti i soldi che uno ha. Poi, certo, lasciate perdere il fatto che il Terzo Valico è ancora al di là da venire e che, magari, una merce ci mette più tempo dal Far East alla Liguria che da Voltri a Milano. Ma questa è è un’altra storia, ci torneremo nei prossimi giorni.
E allora, se Genova e la Coppa America sono destinate a non incontrarsi mai, perchè siamo qui a riproporre il nostro appuntamento annuale o biennale con questo articolo?
In primo luogo, perchè è vergognoso che queste strade siano parallele. Tutto, nella nostra città, parla di storia della vela in generale e di America’s Cup in particolare: penso chiaramente al salone Nautico, l’unico originale, e l’unico che spesso e volentieri ha ospitato barche reduci dalle regate mondiali: penso soprattutto a Oracle che, qualche anno fa, fu esposta addirittura davanti all’ingresso del Nautico, in piazzale Kennedy, visibile da tutti gli appassionati. Ma penso anche ad altri team, a partire dai sudafricani di Sosholooza, che esposero le loro barche al Porto Antico o proposero all’interno del salone esperienze come la prova per alzare o ammainare le vele.
Mica finita. Al porticciolo Duca degli Abruzzi si continua a fare la storia della vela. Lo Yacht Club Italiano è stato sfidante ufficiale per la Coppa con ben due team: la prima volta, sfortunatissima, con Italia, quando eravamo ancora tutti ubriachi di Azzurra; la seconda con Luna Rossa, che comunque è entrata nella storia della vela e delle nostre notti insonni. Ma anche gli svizzeri di Ernesto Bertarelli e di Alinghi hanno preparato il loro catamarano nelle acque davanti allo Yci e alla Fiera.
E non dimentichiamo l’unico, sfortunato, ma generoso tentativo dell’indimenticabile e splendida Nucci Novi che, da amante del mare e della vela nonchè vicepresidente della Federazione Velica Internazionale, provò il colpo d’ala in Regione, ai tempi della giunta Biasotti. Ma colleghi e soprattutto burocrazie furono così lenti nel seguire la sua intuizione che, mentre la Liguria non aveva ancora completato la compilazione dei moduli per chiedere l’assegnazione di un «Act», una delle serie di regate preliminari della Coppa, già le altre sedi possibili, a partire da Trapani, erano già ufficializzate.
Ecco, in questo quadro - mentre a Cascais ha preso ufficialmente il via la prima fase del percorso che porterà alla prossima edizione delle regate degli sfidanti prima e dell’America’s Cup vera e propria poi - il governatore della Campania Stefano Caldoro, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e gli imprenditori campani festeggiano la conquista quasi certa della parte più nobile della Coppa degli sfidanti, quella che era la Louis Vuitton Cup. E, sul tema, intervengono tutti, dal presidente della circoscrizione di Bagnoli alla Lega Navale di Napoli che ricorda anche una cosa importantissima: non stiamo parlando di uno sport per riccastri o per fighetti, ma, ad esempio, di uno sport che a Napoli ha dato la possibilità di fare corsi gratuiti ai bambini delle zone più povere della città.
Ripeto: stiamo parlando di Napoli, la città dei rifiuti per strada, e di un’alleanza partenopea, senza distinzioni di destra e sinistra.
Quello che è stato possibile a Napoli non è nemmeno ipotizzabile a Genova. Detto tutto.