SE UN GIORNALE ANTICIPA LA POLITICA

(...) ad osservare il dito per non guardare la luna».
Insomma, senza gonfiare il petto e dire «l’avevamo detto noi», ma vanno a parare esattamente dove suggerivamo su queste colonne nelle scorse settimane. Il che non può che farci piacere, soprattutto perchè quelle di Verdini sono parole che possono rivitalizzare anche alcuni esponenti liguri del Pdl che si sono dimostrati un po’ troppo timidi nell’affrontare o, peggio, nel non affrontare la questione dei nuovi limiti della coalizione. Alcuni, anche di primo piano, anche ottimi in altre circostanze, non sono intervenuti forse perchè troppo impegnati nel correre dietro e a commentare idee tipo la «Biennale del Mediterraneo» che notoriamente appassionano tutta la città e la regione e che hanno scatenato un fermento di reazioni e di interesse in tutto in Paese. E in tutto il Mediterraneo.
Ecco, io credo che la Politica, quella con la P maiuscola, sia anche capire cosa interessa davvero i propri elettori e sia anche passare la mano quando è il caso. La lezione odierna (ottima e che prescinde dal «caso Morgillo») del consigliere regionale azzurro Gino Garibaldi, è proprio questa: meglio tacere che parlare tanto per parlare o occuparsi di argomenti di poca rilevanza. Categoria questa a cui, ovviamente, non appartiene l’allargamento dei confini del Pdl, tema decisivo in vista delle regionali del 2010. E che, se sottovalutato o trattato con sufficienza, porterà direttamente alla ri-perdita della regione da parte del centrodestra. E, soprattutto, a un ruolo subalterno della Liguria, se non alla sua scomparsa, dopo un altro quinquennio di guida unionista. Uno scenario tragico, da scongiurare a qualsiasi costo.
Insomma, allargamento del Pdl assolutamente sì. Quello su cui invece occorre ragionare con attenzione è il rapporto con le piccole forze che entreranno nel nuovo partito: forze come il partito di Alessandra Mussolini, il Pri di Nucara e quello di Giorgio La Malfa, il Nuovo Psi di Stefano Caldoro, la Dc per le autonomie di Gianfranco Rotondi che a Genova «è» Alessandro Casareto, gli ex Udc di Carlo Giovanardi che a livello regionale sono rappresentati da Vittorio Adolfo, gli ex Udc di Bonsignore che a livello regionale fanno capo a Sergio Catozzo, i Liberaldemocratici della coppia Tanoni-Melchiorre (nel senso che è un partito composto quasi esclusivamente da quella coppia), i Liberaldemocratici che invece sono rimasti fedeli a Lamberto Dini qui guidati da Susy De Martini, gli stessi Pensionati di Fatuzzo e altri piccoli partiti. Tutta gente che chiaramente può avere uno o due parlamentari nazionali. Ma non è pensabile che, al momento delle trattative sui sindaci o sul listino, ciascuno di loro abbia diritto a candidati a sindaci o a posti in Regione. Quantomeno perchè tutti questi posti non ci sono. Anche se, ovviamente, non deve valere nemmeno il modello opposto. E cioè che tutte queste piccole forze siano annesse «gratis» e umiliate.
E allora come se ne esce? Con il buonsenso e smarcandosi dalla logica delle bandierine, soprattutto di quelle piccole. Scegliendo sempre i candidati migliori - anche esponenti della società civile e non solo politici di professione - in tutti i Comuni. Indipendentemente dal partito di provenienza. Sapendo che (ovviamente nell’ambito del Pdl e delle forze che vi aderiscono) è meglio vincere con uno «dei loro» che perdere con uno «dei nostri». Chiunque siano «i nostri» e «i loro».