Se il governo toglie ossigeno alla ricerca

Giovanni Battista Coffinhal

L’approvazione in Senato, VII Commissione, del parere con cui si rileva «l’inopportunità di procedere nell’ambito dell'approvazione del decreto fiscale al riordino degli enti di ricerca attraverso regolamenti», e l’approvazione in aula di un ordine del giorno che, accogliendo in parte le proposte del senatore Quagliariello ed altri di Fi, impegna il governo a procedere al riordino con legge delega, e non con regolamento ministeriale, pone apparentemente fine ad una vicenda tempestivamente denunciata per la sua illegittimità costituzionale da questo giornale.
Il ministro Mussi, sommerso da ben giustificate rimostranze per l’arbitrario inserimento nel decreto fiscale di norme contrastanti con l’autonomia degli enti di ricerca, ha - obtorto collo - accolto l’OdG approvato riaffermando che l'intenzione del governo è quella di «liberare la comunità scientifica dalla dipendenza diretta dal potere politico». Avremo presto modo di verificare queste ormai troppo frequenti affermazioni.
L’OdG approvato dal Senato impegna infatti il governo ad affrontare il problema nel maxiemendamento alla legge finanziaria, attualmente in fase di preparazione. Il ministro ha due possibilità: la prima di procedere, come da lui dichiarato, a riformare gli enti con una delega legislativa, stop. La seconda possibilità, in corso di studio, è quella di inserire nella Finanziaria, oltre alla delega legislativa, il commissariamento, ipso facto, del Consiglio nazionale delle ricerche stesso. Da affidarsi, per rendere digeribile la cosa, ad un esponente della Margherita, partito, come è noto, completamente emarginato fino ad ora dal settore Università-Ricerca. E così per un lungo periodo il potere politico, in assoluto contrasto con le assicurazioni del ministro, verrebbe ad assumere il pieno controllo, a livello di sottogoverno, senza alcun vincolo, della maggior parte della ricerca pubblica italiana. Ma per il Cnr non esistono motivi di urgenza o gravi inadempienze amministrative tali da giustificare questo provvedimento. Il Cnr infatti, ha un presidente che ha dimostrato una forte, attenta capacità manageriale e il pieno impegno personale alla guida dell'Ente, tra l'altro riordinando completamente l'amministrazione ereditata in stato pre-fallimentare.
Il commissariamento, invocato da una minoranza di estrema sinistra in riunioni chiuse di partito, in cui non è ammesso alcun confronto democratico secondo gli antichi usi, è sostenuto da un gruppo di «baroni» che da tre anni resistono all'incompatibilità prevista per legge tra direzione di Istituto del Cnr e cattedra universitaria. Esso rappresenterebbe quindi un atto di pura violenza politica a favore di interessi ben identificati. Rilevante al contrario l’attenzione del presidente della Repubblica, reduce da una visita ai prestigiosi istituti di ricerca di Napoli del Cnr durante la quale ha espresso parole di apprezzamento e di considerazione verso le attività dell'Ente. Il tentativo di commissariamento, finalizzato chiaramente ad eludere le norme dello «spoil system», contraddirebbe quanto affermato dal ministro, affidandolo per sempre alla storia negativa del nostro Paese, e accelererebbe inoltre la drammatica flessione di consenso verso il governo e i Ds - che lo stesso segretario Ds Piero Fassino paventa - che si registra tra gli addetti al settore ricerca, conseguente all'incoerente e priva di visione politica ministeriale. In più, esso arrecherebbe un concreto danno al Cnr. Il finanziamento dello Stato, circa 540 milioni di euro per anno, è a malapena sufficiente al pagamento degli stipendi. Gli ulteriori 500 milioni necessari per finanziare l'attività di ricerca dei 6.500 dipendenti provengono dal «mercato» attraverso contratti internazionali, convenzioni con il mondo delle imprese, protocolli d'intesa con 11 regioni. Un'attività, sia bene inteso, conseguente non solo alla competenza scientifica dei ricercatori dell'Ente, ma anche alla capacità manageriale e al prestigio dei suoi dirigenti, che ha avuto un forte incremento durante la presidenza Pistella.
Il commissariamento dell'Ente in vista del varo del VII Programma europeo di ricerca ne minerebbe la credibilità internazionale e lo priverebbe, in attesa delle lunghe procedure di riordino previste dalla legge delega, della necessaria autorevole direzione strategica e della dimostrata capacità di intrattenere i necessari proficui rapporti con il mondo produttivo. Con la conseguente diminuzione di risorse esterne, anche il Cnr sarebbe destinato a costituire un nuovo problema per il governo Prodi, come l’Alitalia e le Ferrovie dello Stato.