Se la guerra è una partita di tennis

Agli Australian Open di tennis, durante la sfida tra il serbo Djokovic e l'americano-bosniaco Delic, ultrà nazionalisti hanno scatenato una rissa con lancio di seggiolini e bottiglie. E' il secondo caso in tre anni

Nei Balcani l'odio non si spegne mai, meppure a migliaia di chilometri di distanza e se in palio c'è solo una partita di tennis. Così ecco che per la seconda volta in tre anni la violenza etnica è tornata protagonista agli Australian Open di tennis. Scontri sono scoppiati la notte scorsa durante il match tra il campione serbo Novak Djokovic e il bosniaco, ma di nazionalità americana, Amer Delic.

Violenze prennunciate già nei giorni precedenti, tanto che il match era considerato ad altissimo rischio dopo il caos in tribuna registrato due giorni prima durante la sfida tra Delic e il francese Paul Henri Mathieu. Già nel corso dell'incontro vinto da Djokovic in 4 set ultrà serbi e bosniaci, hanno assistito rumorosamente - seppur senza creare disordini - a quasi tutta la partita. Durante il ll tie-break dell'ultima partita però si sono scatenati: i due gruppi hanno iniziato a tirarsi bottigliette di plastica e seggiolini.

Subito è intervenuta la polizia, che ha portato fuori dallo stadio di Melbourne Park circa 30 tifosi, due dei quali sono stati accusati formalmente di comportamento rissoso, mentre un terzo è stato multato. Durante gli scontri, una donna bosniaca è rimasta ferita non gravemente allla testa da una seggiola.

Il precedente più famoso si verificò due anni fa quando gli insulti tra tifosi croati e serbi si trasformarono in un'enorme rissa. «É impossibile controllare il comportamento di tutti i tifosi», si è limitato a dire Djokovic, mentre Delic ha concluso: «Si sapeva che c'era gente che vuole provocare. L'unica cosa che posso dire e che è tutto molto triste».