Se Harry Potter diventa matto per Gattuso

Il giovane attore inglese Daniel Radcliffe confessa la sua passione per Garibaldi e Ringhio

Per fortuna, sua, della sua famiglia, del Milan e della Nazionale, Rino Gattuso è un ragazzo coi piedi cementati nel terreno vergine delle sue radici calabresi. «Se non ha preso il volo dopo il mondiale vinto a Berlino e tutti quegli spot girati in tv, non gli succede più» sentenzia sicuro papà Franco, che fu calciatore ai suoi tempi e che è il punto di riferimento di Ringhio. Passi se in Canada, dove si trova da qualche giorno scortato dal procuratore D’Amico, i calabresi, che sono una comunità numerosa e autorevole, han deciso di trasformare il giorno della sua prima visita a Oshawa (Ontario) in una festività ufficiale da calendario. Succede.
Sono calabresi come Gattuso, nato dalla parti di Schiavonea, hanno a cuore le sue gesta, subiscono la suggestione della sua popolarità e lo voterebbero anche come rappresentante politico. Ma adesso che Daniel Radcliffe, in arte Harry Potter, decide di citare il milanista tra i due eroi italiani preferiti, la storia comincia a diventare interessante e didascalica. Specie se nell’intervista concessa a Tv Sorrisi e canzoni a pochi giorni dall’uscita del nuovo film - il quinto della fortunatissima serie - dal titolo Harry Potter e l’ordine della Fenice, il giovanissimo attore inglese (compirà 18 anni il 23 luglio) racconta la sua passione per la figura di Giuseppe Garibaldi, studiata durante l’ultimo anno di scuole superiori. Da noi, si sa, Garibaldi, non è mai sceso dal monumento.
«All’esame finale ho portato Garibaldi e l’unità d’Italia. Veramente nel programma c’era anche quella tedesca ma l’italiana è molto più eroica» il giudizio del giovane Daniel. Che anche in materia di calcio ha scoperto Gattuso durante i mondiali di un anno prima. «Tifavo Inghilterra, naturalmente, ma l’Italia mi è piaciuta. E ora il mio calciatore preferito è Gattuso, per la sua grinta». Non è il solo, si potrà ribattere con un pizzico di snobismo che questa volta è da bandire. Perché ormai anche Gattuso è diventato come Kakà e Beckham, come Ronaldo e Messi, il simbolo di un calcio eroico e leale che è riuscito a non farsi sopraffare dalle luci della ribalta.
Chissà forse, il nostro Harry Potter, com’è successo al popolo milanista nella notte di Atene e in altre cento occasioni, dev’essere rimasto catturato dalla genuinità di questo ragazzo calabrese, inciso nel ferro, che non è bellissimo da vedere («io sono proprio brutto» ironizza l’interessato quando riceve complimenti) ma è un esempio per tutti. «È il calcio, bellezza» verrebbe da chiosare. E invece Rino, che non sa molto di cinema, commenta a modo suo: «Ringraziatelo per me».