«Se i cinesi comprassero tutti l’auto?»

Il filosofo Salvatore Natoli parla dell’illusione umana di sottrarsi ai propri limiti

da Trani
E se i cinesi si comprano tutti l’automobile? Questa domanda, incoraggiante dal punto di vista economico ma inquietante da quello energetico/ambientale, è stata il tormentone dei «Dialoghi di Trani», manifestazione culturale che si è tenuta dal 30 settembre al 2 ottobre nel castello svevo della cittadina pugliese. Organizzati dall’associazione culturale «La Maria del porto» (titolo di un romanzo di George Simenon), giunti alla quarta edizione, i «Dialoghi» hanno visto la partecipazione di economisti come Innocenzo Cipolletta e Tito Boeri, scrittori come Nuruddin Farah - somalo in odore di Nobel che ha presentato il suo nuovo romanzo Legami (Frassinelli) - filosofi come Salvatore Natoli... A dare un suggello di intrattenimento/impegno Moni Ovadia che ha concluso il suo show con la recita dei versi in cui Allen Ginsberg dichiarava unilateralmente la fine della guerra del Vietnam, in evidente riferimento alla situazione irachena.
Se la frase tormentone è quella citata, il titolo del convegno, che ha toccato i temi dello sviluppo possibile, era ben più pensoso: «Ritrovare Epimeteo». Ma chi è costui? Lo chiediamo a Salvatore Natoli, docente di filosofia teoretica all’università di Milano. «La scelta di Epimeteo come figura chiave ha stupito anche me. Epimeteo, letteralmente colui-che-pensa-dopo, fratello stupido di Prometeo, scoperchia il vaso di Pandora, sottraendo l’uomo alla sua condizione beata nel giardino dell’Eden e gettandolo in uno stato di inermità, tra fame, freddo, malattie e altre disgrazie. Prometeo deve rimediare e lo fa donando all’uomo il fuoco, simbolo della tecnica, rubato agli dèi».
E perché dovremmo ritrovare questo soggetto infausto? «La risposta è in un passo di Eschilo. Quello dove Prometeo, incatenato alla roccia e sottoposto al supplizio del rapace che gli becca il fegato, si rimprovera di aver dato all’uomo, insieme al fuoco, la speranza. E con essa l’illusione di potersi sottrarre alla propria condizione, che è appunto irrimediabilemnte umana, cioè limitata». In che senso irrimediabilmente? «Nel senso che l’uomo può progredire, migliorare, ma resta uomo, e come tale deve accettarsi. Deve accettare l’idea che invecchierà e morirà. Il fuoco di Prometeo è invece un’arma a doppio taglio perché può darci la convinzione, da delirio faustiano, che siamo onnipotenti. Basta vedere quanto si ricorre alla chirurgia plastica per vincere l’invecchiamento. O come si guarda alla clonazione, quasi che si speri di costruire dei nostri doppi perfetti e immortali. Basta pensare all’aumento dei condizionatori che contribuiscono all’effetto serra aumentando il caldo. Ecco io vedo l’uomo di domani, nella sua declinazione peggiore, chiuso in una stanza climatizzata e fuori condizioni meteorologiche perverse che egli stesso ha causato».
Ma che c’entra Epimeteo in tutto questo? «Se Prometeo rappresenta la fede cieca nel progresso a tutti costi - risponde Natoli - allora dobbiamo tornare davvero a Epimeteo, al momento in cui lo sciagurato ha scoperchiato il famoso vaso e capire che da allora la nostra condizione è quella di limitati esseri umani. Dunque tornare a Epimeteo è ritrovare il senso del limite».