Se i compagni vanno in piazza con l'auto blu

Professionisti milionari della rivolta sociale, ex deputati a caccia di poltrone e guru mediatici da salotto. Il corteo della Fiom è stata la parata dell’ipocrisia di una sinistra cinica che campa sulle sfortune altrui <br />

Ma che c’è una manifestazio­ne del Rotary? No, quelli sono precari, cassaintegrati e disoc­cupati. L’onorevole Boccia de­ve aver visto le facce dei suoi compagni di partito scorrergli davanti e a quel punto non ha retto. Dove andate voi, in piazza? A protestare per i cassaintegrati, i precari e i senza lavoro? Senza vergogna. Voi che ogni lunedì a Montecitorio raccontate il week end nell’agriturismo extralusso e sospirando dite: ho passato due giorni a fare il contadino. Voi che mangiate solo cibo biologico e lasciate ai poveracci che vi votano il pane industriale, che non sarà certificato ma costa meno, molto meno. Voi che potete anche smettere di lavorare, perché tanto lo Stato vi passa un vitalizio da parlamentare che darebbe da campare a quattro famiglie.

L’onorevole Boccia, deputato Pd, ha gridato in faccia ai suoi colleghi la più banale delle verità: la manifestazione della Fiom era una sfilata di auto blu. Deputati, ex deputati, portaborse, dirigenti sindacali, nullafacenti di rango, studenti con il portafoglio a destra, professionisti della rivolta sociale che da decenni vivono di rendita, giornaliste da salotto e aristocratici in cerca di emozioni. Certo,c’erano anche i precari, i disperati, quelli che veramente lottano per un posto di lavoro e gente che non arriva a fine mese. Ma sono la folla di gente in buonafede che il Pd continua a illudere con la vecchia storia: noi siamo come voi, noi vi rappresentiamo. E invece è il solito spettacolo di chi campa sulla sfortuna altrui. Qualche tempo fa Antonio Pennacchi sintetizzò la crisi di un modello culturale con una manciata di parole: ci sarà un motivo se ai Parioli votano a sinistra e nelle borgate vince la destra. Boccia in fondo ha solo detto che il re è nudo. Ed è stato sempre nudo. Lo sa anche la sua corte, solo che si ostina a vestirsi di retorica. Non è neppure una storia nuova. L’unica rottura è che l’allarme viene da un signore che convive con questa ipocrisia. Boccia ha frantumato una finzione. Il guaio è che la confraternita degli ipocriti lo ha subito bollato come fascista e disfattista, come uno che mette i piedi sul tavolo a una cena della buona società.

La piazza non ha più nulla di genuino. È un’abitudine. È un affare. È una notte bianca. È una farsa. È la rivoluzione come pranzo di gala. È tappeto rosso e autisti in attesa che lo spettacolo finisca. È la messa laica dei sacerdoti e dei sepolcri imbiancati. È il «venghino signori venghino » di una casta circense con i milioni in banca. Ci sta il teleimbonitore con la lacrima sul viso, il signore dei vaffa vestito da guru mediatico, il sindacalista con la maschera da funzionario di banca, gli extraparlamentari che cercano di rientrare nel circuito più per noia che per passione, quello che scrive romanzi e l’aristocratico con i baffi che ormai parla solo dei suoi viaggi all’estero, tanto che si fatica a capire se sia un leader di partito o un tour operator. C’è quello che si è costruito una carriera organizzando catering di piadine alla festa dell’ Unità , c’è la direttora di quotidiano che l’ultima volta che ha stretto la mano a un precario se l’è lavata pensando che portasse sfiga. C’è il senatore che dice alla moglie: mi dispiace cara ma non posso non andare, cosa direbbero i vicini? L’album fotografico di questa varia umanità nasconde il dramma vero: la sinistra da vent’anni non ha un progetto politico al di là di due ritornelli: Berlusconi è il male e non si tocca nulla.

Niente riforma dell’università, niente gabbie salariali, nessuna possibilità di rendere il welfare più flessibile, la parola previdenza è tabù, il contratto nazionale del lavoro è come la Costituzione. Il sospetto è che lo facciano per non perdere un sabato sul tappeto rosso. Almeno, come chiedeva Alemanno, pagassero un obolo per la lotta di classe con le auto blu.