Se i danni del Comune li pagano i cittadini

(...) l’attuale super-consulente di Marta Vincenzi, ex assessore provinciale che nel 2007 dopo aver presentato le dimissioni da dipendente a Tursi, riuscì ad ottenere un contratto da 100mila euro all’anno come direttore della divisione territoriali, saltando le normali procedure di concorso. Sentenza contro la quale gli avvocati del Comune hanno già annunciato ricorso e contro cui, nella sventurata ipotesi di conferma della condanna, gli amministratori si possono sempre avvalere della copertura assicurativa stipulata dall’ente. E qui si torna al caso di Reggio Emilia e alla domanda che in un’interpellanza urgente il consigliere comunale del Pdl, Lilli Lauro ha mosso a sindaco e giunta. Ma in tutti questi anni, ovvero nel mandato Vincenzi e in quello Pericu, chi ha pagato i contratti con le assicurazioni? I diretti interessati o il Comune? Perché che la polizza possa coprire i danni di chi la stipula, è cosa ovvia. Ma che i premi, li debba pagare il diretto interessato, è altrettanto evidente. Eppure quando si tratta della cosa pubblica e della cosiddetta «casta», non è sempre così scontato.
«A parte il danno di Picena che pagherà l’assicurazione, ma il punto è: i premi assicurativi chi li ha versati? Negli ultimi dieci anni chi ha pagato le assicurazioni di sindaco e giunta, i cittadini? Lo voglio sapere», incalza Lilli Lauro che di domande dirette a Vincenzi e assessori, le cosiddette «54», prima della giunta ne ha fatte parecchie. «Mesi fa, ma non mi hanno mai risposto. Ora per questa interpellanza ci sono trenta giorni di tempo».
Un mese cioè per sapere se sindaco e giunta sono al corrente della sentenza della Corte dei Conti di Reggio Emilia che «rappresenta una sentenza pilota - scrive la Lauro nel suo documento - per tutti quei Comuni che nel tempo hanno di fatto concesso una patente di immunità e di irresponsabilità amministrativa nella gestione del denaro pubblico, alla quale anche il nostro Comune non si è mai sottratto». E nel caso in cui ne fosse a conoscenza, allora quale provvedimento intende adottare relativamente alle polizze assicurative in corso. Se quindi, continua l’interpellanza, il loro costo verrà addebitato ai soggetti beneficiari della copertura; se il ricorso contro la sentenza della Corte dei Conti sulla vicenda Picena, è stato presentato dagli avvocati pagati dal Comune visto che i cittadini genovesi, danneggiati dalla delibera di giunta contestata, hanno in questi quattro anni già sopportato lo sperpero di circa 400mila euro di compenso per un conferimento di incarico dichiarato illecito.
Giusto per rinfrescare la memoria sulla quella strana storia di Picena. Fu Lilli Lauro, allora consigliere Lista Biasotti, a sollevare per prima i dubbi sull’assunzione a consulente esterno. Nella sua interpellanza, Lauro faceva notare che al momento del conferimento dell’incarico, il dottor Picena era funzionario con posizione organizzativa «Cat. D» perché non aveva superato il concorso per la qualifica di dirigente e che la sua promozione venne di fatto decisa per delibera e non per pubblico concorso. La consigliera si domandava inoltre perché il Comune avesse affidato un incarico esterno ad un funzionario in servizio all’interno dell’ente, previe sue dimissioni, anziché avvalersene direttamente. Allora era il novembre 2007, in quattro anni sono stati spesi circa 400mila euro, tutti soldi pubblici, per lo stipendio di Picena che è ancora lì, a fare il direttore delle divisioni territoriali, e che con ogni probabilità si prenderà altri 100mila euro. Nonostante una condanna che dichiari illecito il conferimento del suo incarico. Perché questa è la casta.