Se i genitori terrorizzano i bambini

Il volto dell'Esorcista nel bel mezzo di un videogame per piccoli. Spaventano i figli con immagini mostruose e poi mettono la registrazione su YouTube

La domanda si trova sul sito studentesco «Scuolazoo»: «Che dire dei genitori che fanno vedere questi video ai propri figli piccoli per farli spaventare a morte? Sono pezzi di merda o sono dei geni del male?». Noi propendiamo per la prima ipotesi.

I video «terrorizza-bimbi» sono una delle tante (troppe) squallide realtà del web che però, in questo caso, risultano ancora più intollerabili grazie alla stupidità di certi genitori.

Ecco di cosa si tratta. In rete sono disponibili dei videogame a misura di baby-navigatori che, nel bel mezzo del gioco, si interrompono improvvisamente, facendo apparire sull’intero schermo l’immagine mostruosa della bambina posseduta dal diavolo del film «L’esorcista»; il viso della creatura satanica sembra materializzarsi in modo tridimensionale, dando la sensazione che la faccia orripilante esca dal pc aggredendo il malcapitato davanti al computer.

Risultato: se la vittima dello scherzo è un adulto, la cosa finisce con uno spavento seguito da una risata; ma se a trovarsi dinanzi all’effetto-speciale è un bambino, le cose cambiano, con tanto di mani sugli occhi, pianti, strilli. Insomma, autentico panico.
La video-antologia di reazioni raccolte da Scuolazoo è sconcertante: si vedono bimbi che, per lo spavento, cadono dalla sedia, scoppiano il lacrime, fuggono urlando dalla camera. Particolare angosciante: in ognuna di queste sadiche scenette, c’è sempre un sottofondo di risate; non si tratta di risate preregistrate, ma di pure risate «live». Chi è che se la spassa tanto? Gli adulti, ovviamente: genitori e parenti dei bimbi presi di mira dall’imbecillità dei grandi, quelli che dovrebbero essere le persone mature, gli educatori delle nuove generazioni. Tutta gente che invece - non paga forse dell’idea geniale escogitata ai danni dei bimbi - ha pensato poi di rendere immortale la propria bravata mettendola addirittura su YouTube. Gran belle famiglie, non c’è che dire...

C’è perfino chi ha il coraggio di commentare così: «Di sicuro questi video fanno morire dal ridere; fa ridere il bambino che piange, fa ridere il ragazzo che cade dalla sedia e fanno ridere le facce terrorizzate...». Sì, usano proprio queste parole «...fanno morire dal ridere». Ma cosa c’è da ridere nel vedere una bambina di non più di 5 anni che si spaventa fino a piangere disperatamente?». Nulla. Eppure, nel video in questione, si sentono delle persone adulte che sghignazzano come matti. La piccola non si rende conto della finzione, pensa probabilmente che quel mostro apparso improvvisamente sia qualcosa di reale; per questo continua a tremare di paura, eppure nessuno dei presenti le si avvicina per rassicurarla, per abbracciarla. No, loro ridono. I pezzi di m... Nel video si nota sono il cane di casa che si avvicina alla padroncina e le lecca le lacrime.

Questa tipologia di video va a braccetto con la categoria - altrettanto demenziale - che punta su filmini di incidenti e cadute. Obiettivo, anche in questo caso: «divertire». Craniate terrificanti; scivolate a rotta di collo; rovinosi ribaltamenti dai carrozzini, tricicli, biciclette ecc. La modalità della sequenza è quella tipica delle «comiche», peccato che qui i bimbi si facciano male veramente. Ma questo non basta a muovere a compassione i registi dei video che - imperturbabili - continuano a registrare i capitomboli, piuttosto che soccorrere i feriti.

Quando i protagonisti delle disavventure sono i grandi, le cose peggiorano ulteriormente: il «magico» mondo della rete trabocca, ad esempio, di motociclisti, automobilisti e semplici pedoni ritratti nel momento preciso in cui avvengono sinistri dalle conseguenze che, se non sono mortali, poco ci manca... Corpi riversi sull’asfalto, lamiere contorte, macchie di sangue, airbag esplosi: tutto fa «spettacolo». Con la gente che clicca e se la spassa di gusto.

Internet è sempre di più il nostro specchio, ma spesso, quello che vediamo riflesso, non ci piace neanche un po’.