SE I LIBERALI SONO VERI

Si può pensare quel che si vuole sulla nuova candidatura di Biondi al Parlamento. Argomenti favorevoli e contrari ad Alfredo hanno comunque una grande dignità.
Ma, comunque la si pensi sul caso Biondi, c’è qualcosa che non va assolutamente cancellato. Ed è la forza del pensiero liberale, quello che viene da Luigi Einaudi e Giovanni Malagodi, quello che, nel ’93, quando nacque Forza Italia, era già alla base del progetto di Silvio Berlusconi. E aveva una storia da portare avanti.
Ecco, io credo che, al di là delle liste, che sono quasi un dettaglio, questi valori non vadano assolutamente dispersi, ma valorizzati. La scorsa settimana è nata un’associazione che si chiama «Costituente liberale» e basta vedere alcuni dei soci - persino antropologicamente, lombrosianamente alla rovescia verrebbe da dire - per capire che è un patrimonio da non buttar via. Anzi.
Ne cito qualcuno, in modo liberale e anche un po’ libertino e libertario. Senza tener conto di età, cariche, titoli nobiliari, varie ed eventuali. Nemmeno dell’ordine alfabetico. Tanto, sono tutti della stessa razza. Razza doc, non si offendono.
Penso, ad esempio, a Claudio Eva, il maggior sismologo italiano, uno che vedrei benissimo al dipartimento della Protezione Civile. Eva, tanto per dire, in politica è la definizione pura di «spirito di servizio», vero e non per modo di dire: si è candidato per il Polo a sindaco di Genova a una manciata di giorni dalle elezioni, dopo il malore che aveva colpito Signorini. Oppure, con i collegi uninominali, è andato a battagliare contro Roberta Pinotti in Valpolcevera, che è come dire sfidare la bomba atomica con la fionda. Cambiata la legge elettorale, anche Eva ha trovato un altro modo sicuro di non farsi eleggere, accettando posizioni sicuramente perdenti nelle liste blindate del Porcellum. Insomma, Eva in politica è un po’ come il suo portamento: signorile, rigidissimo, d’altri tempi.
Oppure, Gustavo Gamalero, vecchio signore liberale. Ha la voglia di divertirsi di un ragazzino, l’eleganza innata che sembra uscita da quei quadri degli ufficiali da scuola di guerra di una volta (anche se credo sia uno degli esseri più pacifici esistenti in natura), il sorriso sornione di chi la sa lunga, ma preferisce non stancarsi a raccontarla.
O, ancora, Giovanni Calabria, direttore della Clinica Oculistica che ha un curriculum scientifico che te lo aspetteresti come una specie di Matusalemme. E invece ha la voglia di impegnarsi e darsi da fare come un ragazzino alle prime armi, con anche una certa capacità affabulatoria difficile da trovare fra i professoroni.
O, infine, Emanuele Basso, ottimo consigliere comunale di Genova, che sembra un po’ un personaggio da fumetto. Va in giro con una Cinquecento d’epoca che lo contiene a stento (non è proprio un fuscello), ma sa abbinare la passione di avvocato, il garbo da signore e lo sguardo da Gatto Silvestro del consiglio comunale.
Sono solo ritrattini scherzosi di un gruppo di amici. Ma vogliono dire fondalmente una cosa: bisogna ricominciare dai valori liberali. Soprattutto nel momento in cui tutti, persino i comunisti (ex nel nome, non nei fatti), si dichiarano tali.