Se i quarantenni non sono splendidi la colpa è loro

Che barba i trentenni! E che barba anche i quarantenni! Non se ne può più di sentire la solita solfa generazionale che l’Italia è il paese della gerontocrazia, che per i giovani non c’è spazio, che siamo tutti impauriti dalla vita, dal lavoro, dai figli (e quindi non se ne fanno), dalla precarietà eccetera eccetera. Mentre i giornali celebrano i trent’anni da parlamentare di Clemente Mastella con articoli molto compiacenti, Giuliano da Empoli sul Riformista apre la caccia al volto nuovo della politica e conclude che di splendidi quarantenni in giro se ne vedono pochi perché se non si è legati a qualche padrino, non si va avanti. Siamo un paese che premia più l’appartenenza che l’innovazione, l’anzianità più che il merito. Bella scoperta: ditemi voi un paese dove gli anziani si ritirano in buon ordine. Non risulta che i vecchi democristiani o i dirigenti del Pci si facessero da parte volontariamente e stendessero il tappeto rosso ai loro successori. Da che mondo è mondo il potere si conquista lottando e strappandolo centimetro per centimetro a chi ce l’ha e se lo tiene stretto. Perché allora piangersi addosso e lamentarsi che i quarantenni di oggi sono tagliati fuori? Di chi è la colpa?
Dalla mia poca esperienza e dalla mia visuale (che sicuramente sarà sbagliatissima e ristrettissima) ho sempre visto gente che se vuole arrivare, se ha le idee chiare e voglia di fare, prima o poi ce la fa. Più prima che poi. Ho visto professori universitari vincere cattedre a trent’anni, manager a capo di aziende anche a meno, ho visto scrittori e giornalisti affermarsi prima dei fatidici «anta», ho visto professionisti che a quarant’anni sono al top. Sono monadi isolate? Fortunate eccezioni? Forse, ma più si sale più la piramide del potere si assottiglia e quindi è ovvio che uno su mille ce la fa (come cantava quello di cui non ricordo il nome).
Allora sarebbe un problema generazionale? Se è così, la causa va cercata nella testa di ragazzotti viziatelli e senza grinta più che nelle condizioni esterne, che non sembrano poi così mutate rispetto a qualche anno fa.
Sempre ieri, sulle pagine del Corriere della Sera, l’architetto Franco Purini, curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, lamentava: «In Olanda un architetto, a trent’anni, ha già realizzato almeno un progetto importante. In Italia quello stesso giovane sarebbe ancora in attesa di una possibilità». Colpa delle università, dice Purini, che sono sovraffollate. Che hanno sfornato 130mila architetti contro i 35mila degli Usa. La soluzione? Secondo Purini non basta più neppure il numero chiuso, magari bisognerebbe chiudere l’Università. Forse basterebbe semplicemente sfornare architetti più bravi e segare gli altri prima che si laureino. Forse. Ma soprattutto smetterla con la lagna.
caterina.soffici@ilgiornale.it