Se i ricordi delle vacanze finiscono fra gli oggetti smarriti

Cellulari e fotocamere, ma anche trapani, racchette e macchine per il caffè. Ecco che cosa perdono i milanesi

Pamela Dell’Orto

Fai un viaggio e ti porti dietro un «pezzo» della terra in cui sei stato. Poi arrivi in aeroporto, o in stazione, e nel trambusto del ritorno dimentichi qualcosa. Magari quel souvenir preso in fretta prima di partire (che sia uno smarrimento dettato dall’inconscio?) e, certo, non è una gran perdita. Ma gli «uffici degli oggetti rinvenuti» di aeroporti e stazioni pullulano di effetti personali di un certo valore ai quali la distrazione ha giocato un brutto scherzo. Cellulari (e addio rubrica), macchine fotografiche e videocamere (addio ricordi), e poi borse, borsette e zaini, beauty-case, lettori cd e gioielli. Sono le cose che più spesso ritrova il personale di Malpensa. Qui, insieme a ombrelli e bastoni, quest’anno hanno addirittura portato un piano cottura, macchine per il caffè, trapani, seghe, pesi per la palestra, dentiere, apparecchi acustici, qualche pc portatile e qualche giocattolo. Smarrimenti meno fantasiosi in stazione Centrale, dove dopo ferragosto hanno trovato una racchetta da tennis, un sacco a pelo e un porta-abiti, oltre ai «soliti» cellulari, due mazzi di chiavi, una carta di credito, oltre a occhiali, orologi e vari gioielli (l’elenco aggiornato degli oggetti smarriti nelle stazioni è sul sito www.rfi.it, sezione inforete/stazioni). Chi si accorge di aver perso qualcosa, non disperi: ha un anno di tempo per andarselo a riprendere (e dimostrare che è suo) all’ufficio oggetti rinvenuti di Malpensa e Linate, perché poi tutto va all’asta. Chi ha perso qualcosa in stazione, ha solo un mese: poi il suo souvenir, prima di finire su una bancarella, passa un anno sugli scaffali dei depositi comunali.