Se Ibrahimovic è questo qui allora Mourinho ha proprio ragione

nostro inviato a Palermo
Se hai uno come Ibra allora la vita può sorriderti in qualsiasi momento. Ogni tanto devi avere anche molta costanza perché magari ti fa un paio di partite all'anno da voglia di randellarlo e magari te le fa anche consecutive. Ma se decide di giocare a calcio è la fine, non fa la differenza e basta, fa la partita. Ieri, dopo 22 secondi del secondo tempo di una partita lenta, prevedibile e talmente annoiante che il pubblico avrebbe potuto ragionevolmente chiedere un rimborso, Ibra ha deciso di fare la partita e lo ha fatto da solo. Spostato sulla sinistra di Fontana, a circa trenta metri dalla porta, ha lasciato partire un destro non forte ma preciso. La palla, colpita di interno, ha iniziato a prendere il giro verso il secondo palo all'interno dell'area piccola. Fontana si è anche tuffato, ma in quel momento lo stadio di Palermo ha capito cosa stava succedendo e che non aveva scampo.
Erano arrivati in tanti, record d'incasso di sempre, ma dopo quella rete non ce n'era uno che la pensava diversamente: un gol così semplice da incellofanare tutto. Subito dopo quella rete, all'Inter inutile del primo tempo è cambiato il colore, tutti nella metà campo del Palermo, di forza, con classe, di finezza, con intuizioni. La straordinaria metamorfosi col gol di Ibra. Perfino Maxwell e Maicon si sono rivisti sulle fasce, il Palermo non è più riuscito a pensare a qualcosa di diverso da un contropiede rabbioso e poco armato, spesso dettato dalla voglia di riscatto di un paio dei suoi. E intanto Ibra si stava divertendo, palla sotto la suola, accelerazioni improvvise, difensori che si auguravano solo che non scegliesse la loro zona di campo per fare il numero. Quando al quarto d'ora circa ha deciso di entrare centralmente nella difesa, Carrozzieri non ha trovato nulla di meglio che stenderlo. Punizione, barriera foltissima, calcia Ibra e la palla a 124 all’ora penetra misteriosamente gonfiando ancora la rete alle spalle di Fontana sbigottito. Non c'era bisogno di questa seconda rete per giustificare il vantaggio, ma ha scavato quel solco fra l'Inter e la sua avversaria di turno che spesso è mancato per vivere in serenità la parte finale di una partita.
Ibra è questo, l'Inter è un'altra. Se cercate il calcio del futuro, buona musica, vibrazioni eccetera eccetera, allora dovete ripassare. L'Inter di ieri sera sembrava più preoccupata a restare in quota piuttosto che fare un passo avanti nel gioco. Molto pratica, mai un rischio corso dietro, nuovamente inviolata la rete di Julio Cesar, ma fin quando Ibra non l'ha messa dentro, metteva malinconia. Niente aria sulle fasce, ritmo da pesci nell'acquario, vuoti anche di venti metri fra il centrocampo e i due davanti, con Cruz quasi commovente nel girare attorno a Ibra per creargli gli spazi.
Eppure questa Inter poteva farne altri tre o quattro, ancora Ibra, Cambiasso, Cruz, clamoroso Mancini quando alla mezz'ora si è trovato la palla fra i piedi e non è riuscito a calciarla a un metro dalla porta. Qui aveva vinto solo la Fiorentina con il gol di mano di Gilardino. Roma, Genoa, Reggina e Chievo non saranno le regine d'Europa ma da qui sono uscite con le ossa fracassate, 4 vittorie su cinque gare interne fino a ieri sera. Ma se la vittoria viola aveva innescato rabbia, questa sconfitta mette il cuore in pace. Il gol di Ibra ha rivitalizzato gli altri dieci e ha smontato il Palermo pezzo per pezzo, la squadra di Ballardini era sul prato sbriciolata e senza anima, nel finale Mancini ha sbagliato l'impossibile fra gli olè dei tifosi nerazzurri che restano da soli in testa davanti alla poltrona mentre le altre oggi lottano per restarle almeno in scia. Per ora è l'Inter di Ibra. E non chiedete più a Mourinho come mai non lo fa riposare: senza di lui il giochino non si accende.