Se iI Pd copia (e male) dai «compagni»

(...) Stefano Puppo che ha sequestrato le liste delle firme. A segnalare che qualcosa non tornava è stata la commissione elettorale circondariale: secondo controlli effettuati a campione era stata riscontrata una doppia firma da parte della stessa persona. Una genovese di 60 anni avrebbe sottoscritto sia la lista della formazione della sinistra radicale «Lavoro, progresso, libertà», sia la lista del Pd. Avrebbe. Perché in realtà le due firme erano chiaramente diverse. Una delle due era falsa. Inevitabile pensare che si trattasse di quella della «cenerentola» rossa che faceva fatica a raccogliere il numero sufficiente di sottoscrizioni necessarie a presentarsi. Possibile che il Pd, il partito che non ha problemi, la gioiosa macchina da guerra, quelli che mettono a disposizione i loro elenchi abbiano falsificato una firma così?
Strano, ma vero. Almeno secondo quanto risulta dai primi accertamenti del pubblico ministero, già condotti con la dovuta riservatezza, violata in questo caso solo a elezioni concluse. La donna insomma avrebbe firmato di sua spontanea volontà per la sinistra radicale, che si presentava in contrapposizione al centrosinistra, mentre il suo nome sarebbe stato usato a sua insaputa dal Pd. La conferma potrebbe arrivare già nei prossimi giorni quando la diretta interessata sarà ascoltata dal magistrato. Sempre in procura potrebbe essere convocato anche colui che ha autenticato le firme del Pd. Questo, al momento, è un caso emerso dal controllo a campione. Ma la procura potrebbe decidere di verificare anche altre firme della lista, per cercare nuove clonazioni. Come già aveva avuto occasione di spiegare il procuratore capo Francesco Lalla, i tempi della procura sono necessariamente lunghi, perché gli accertamenti e i processi richiedono massima cautela. Soprattutto i risultati dell’inchiesta non potrebbero inficiare il risultato elettorale ormai conseguito. Il trucco del Pd, eventualmente, sarebbe andato a buon fine.