SE INFORMARE COSTA UN MILIONE DI EURO

Premetto che siamo parte in causa. Nel senso che il Giornale genovese e io personalmente siamo spessissimo ospiti di Primocanale, dove ci sentiamo un po’ di casa. Quindi, è chiaro, che non siamo neutri nel parlare di quello che sta succedendo nel mondo dell’emittenza. Che siamo di parte, fortissimamente di parte.
Ma siamo di parte non perchè Primocanale ci ospita. Siamo di parte perchè a Primocanale (così come a Telecittà, Telenord, Telegenova e Telecity) non ci hanno mai censurato una virgola e siamo sempre stati liberi di dire la nostra. Siamo di parte perchè non sempre siamo d’accordo con ciò che si dice a Primocanale (e a Telecittà, Telenord, Telegenova e Telecity), ma crediamo sia giusto che lo possano dire liberamente e che non siano penalizzate perchè lo dicono. Siamo di parte perchè troviamo incontestabile che il vero servizio pubblico sull’informazione regionale venga fatto da Primocanale (e da Telecittà, Telenord, Telegenova e Telecity) e non dalla Rai. Non solo in Liguria, ma in tutte le regioni. Ma sostenere questo, che secondo me è un po’ come dire che l’acqua è bagnata o che il pallone è sferico, non vuol dire in alcun modo che i lavoratori della sede regionale ligure della Rai non sono bravi o ledere la loro professionalità. Anche perchè, come persona, il capo della sede ligure della tivù di Stato, Victor Balestreri, è un vero signore dell’etere, un gentiluomo d’altri tempi.
Fatte queste premesse, crediamo che la richiesta danni della televisione di Stato, che chiede un milione di euro per la campagna di Primocanale «Noi non abbiamo i minuti contati», sia un gravissimo errore. Innanzitutto perchè la pubblicità comparativa è ormai più che lecita. E, anzi, è la più innovativa di tutte le pubblicità, la più efficace. Poi, certo, come tutte le campagne comparative deve essere particolarmente forte. E allora? Dov’è il problema? Dov’è lo scandalo? Dov’è il reato da un milione di euro?
Poi, certo, si possono non condividere tutti i servizi giornalistici di Primocanale sulla querelle. Magari si può essere d’accordo sul fatto che i toni del patron della tivù più vista della Liguria sono un po’forti. Ma è il modo di essere e di fare l’editore di Maurizio Rossi. Vogliamo fargli pagare un milione di euro per il suo carattere o per il suo andare sempre un po’ sopra le righe per difendere le ragioni in cui crede? O un milione di euro perchè Primocanale non ha nemmeno un precario e dà lavoro a trentasei dipendenti e a quaranta collaboratori? Insomma, secondo noi, la richiesta danni è un grave errore. Anche di immagine.
Io, invece, penso che le tivù locali private vadano premiate perchè fanno il vero servizio pubblico sull’informazione regionale. Basti pensare ai comunicati delle pubbliche amministrazioni in occasione della grande nevicata dell’anno scorso, in cui si consigliava «di uscire di casa solo in caso di necessità e di seguire gli sviluppi della situazione sulle tivù locali».
Primocanale e le sue sorelle catodiche meritano sì un milione di euro. Ma non di danni. Di premio.