Se gli islamici recensiscono gli «infedeli»

Il mensile Giudizio Universale, che fa della recensione il suo «marchio di fabbrica», nel numero di ottobre sottopone al giudizio di sette intellettuali di origine islamica sette abitudini, modi di vivere o oggetti considerati inaccettabili per un musulmano: ateismo, convivenza, vino e salame, il topless, il cane domestico, la casa di riposo, il gay pride. A cimentarsi: Khaled Fouad Allam, Younis Tawfik, Karim Metref, Hamid Ziarati, Cristina Ali Farah, Souad Sbai, Ibrahim Osmani. Una provocazione che mira a capire lo sguardo «dell’altro», la prospettiva con cui veniamo guardati noi, i presunti infedeli, che dopo l’11 settembre 2001 ci interroghiamo con ansia comprensibile sull’islam e le sue leggi.