Se le istituzioni non sono più super partes

Sandro Bondi*

Fra gli aspetti più preoccupanti dell’avvio di questa legislatura deve essere annoverato il modo in cui Fausto Bertinotti interpreta e svolge il ruolo, delicato e importante, di Presidente della Camera dei Deputati. Ancora più preoccupante è il silenzio, su questo aspetto così grave, della stampa, dei commentatori e di gran parte del mondo politico.
Un ruolo tanto più importante e delicato in quanto l’attuale situazione politica richiederebbe un sovrappiù di equilibrio, di indipendenza e di imparzialità, in particolare da parte di chi assolve ad una responsabilità di carattere istituzionale.
Sembra, tuttavia, che a Bertinotti manchi la consapevolezza o la volontà di tenere distinta la sfera della responsabilità istituzionale da quella eminentemente politica, che è propria dei partiti politici che infatti rappresentano, giustamente, una parte della società politica. Forse perché - come ha scritto giustamente don Gianni Baget Bozzo - il leader di Rifondazione Comunista ha assunto il suo impegno istituzionale in funzione della sua posizione politica. Bertinotti non sembra ritenere, infatti, che la sua carica istituzionale determini particolari vincoli per garantire l’indipendenza delle istituzioni. Ritiene, anzi, che la sua attuale responsabilità istituzionale dipenda dalla sua militanza politica e che la debba esprimere.
Ma questa è la concezione del partito-Stato che riemerge sempre a sinistra, e che, in intere Regioni del centro Italia, è diventato sistema di potere, inestricabile intreccio fra potere politico e interessi economici, un vero e proprio regime nelle Regioni in cui la sinistra governa ininterrottamente da decenni senza più la speranza, a breve termine, di una possibile alternativa.
Bertinotti conferma che non esiste a sinistra l’indipendenza della funzione pubblica, a vantaggio del principio rivoluzionario per cui la funzione pubblica è sempre parziale, e rappresenta la parte di chi ha vinto a titolo della sua vittoria.
Appare sempre più chiaro che Fausto Bertinotti ha voluto e ha ottenuto la Presidenza della Camera per poter usare la tribuna presidenziale come mezzo per dare al messaggio politico della sinistra radicale un forte valore istituzionale. E, soprattutto, per guidare e orientare dal vertice delle istituzioni il rapporto politico preferenziale della sinistra radicale con Romano Prodi.
È un altro segno dell’emergenza democratica in cui ci troviamo, dal momento in cui l’attuale maggioranza, che è tale per 20mila voti alla Camera, ottenuti oltretutto con innumerevoli irregolarità che devono ancora essere definitivamente accertate, ha proceduto dopo le elezioni ad occupare i vertici di tutte le istituzioni e poi ad asservirle, come nel caso della Presidenza della Camera, a disegni politici di parte, come mai era avvenuto prima nella storia repubblicana.
*Coordinatore nazionale di Forza Italia