Se Italia futura resta la sola che critica ancora la manovra del governo

Nuovo attacco della fondazione all'esecutivo: "Dopo vent'anni nulla è cambiato". Ma la manovra è già stata promossa da Bce, Fmi e Ue...

Roma - La manovra "varata in gran fretta dal governo fa tornare alla memoria gli anni Ottanta, periodo terribile per la finanza pubblica italiana ed è triste osservare che dopo vent’anni nulla è cambiato". Non poteva certo mancare la stoccata di Italia Futura, l'associazione fondata da Luca Cordero di Montezemolo. Dopo che la monovra ha ricevuto la benedizioni di Bce ed Fmi, il plauso della cancelliera Angela Merkel e il benestare dell'Eurozona, Italia Futura si accoda alla sinistra e critica la ricetta presentata dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti per far rientrare il debito pubblico entro il 2014. 

Montezemolo polemico con la manovra Nemo propheta in patria. E' proprio vero, soprattutto in Italia. Con la sinistra che continua a demonizzare il governo per la manovra economica che, invece, è stata promossa dai maggiori organi economici a livello mondiale. "La spesa corrente continua ad aumentare - attacca Italia Futura  - e per farvi fronte si ricorre, esattamente come negli anni ottanta, ad aumenti delle entrate attraverso provvedimenti estemporanei (accise, ticket, etc) Nella totale assenza di una politica economica di largo respiro". Per l’associazione è, dunque, necessario "agire con urgenza bloccando in maniera credibile i meccanismi di spesa".

Soliti consigli di Italia Futura "Non esistono scorciatoie - prosegue l’editoriale della fondazione - solo il controllo effettivo della spesa pubblica potrà evitare un ulteriore aumento della già elevatissima pressione fiscale e un brusco aumento del costo dell`indebitamento, che riporterebbe l'Italia su quel sentiero di insostenibilità del debito pubblico che ha caratterizzato gli anni Ottanta ed i primi anni Novanta". Anche se il deficit pubblico attuale "è inferiore a quello medio dei paesi dell'Europa, - continua Italia Futura - l'entità del debito pubblico, la litigiosità del governo, la struttura ed il timing della manovra non rassicurano i mercati, esponendo il nostro Paese al rischio potenziale di attacchi speculativi. La bassa qualità della manovra, eccessivamente orientata sull'innalzamento della pressione fiscale, - conclude - costituisce un chiaro segnale dell'incapacità di superare i veti dei gruppi di pressione, i quali ostacolano provvedimenti volti ad affrontare le inefficienze che caratterizzano la spesa pubblica e danneggiano il nostro sistema produttivo".