SE IL JOLLY HA LA BARBA

Nei giorni scorsi, sui giornali cittadini sono apparsi alcuni articoli che spiegavano come l’ex presidente della Regione Sandro Biasotti sarebbe stato il capolista di Alleanza Nazionale nelle liste per il Senato, con il nuovo sistema proporzionale.
Noi, pur avendola, quella notizia abbiamo scelto di non darla. Non perchè non avesse un fondo di verità, anzi. Ma perchè quando facciamo qualcosa ci piace essere precisi nel raccontare i fatti ai nostri lettori. Quindi ci siamo fatti tutte le nostre verifiche, non solo con il diretto interessato, ma anche e soprattutto con i vertici nazionali dei partiti della Casa delle libertà. Il costo del biglietto per il viaggio a Roma è stato ampiamente ricompensato, visto che abbiamo trovato una situazione molto fluida.
Innanzitutto, la buona notizia: a Roma ci si rende perfettamente conto di quanto sia decisivo in termini di voti che Biasotti resti nel perimetro della Casa. Una sua corsa in solitaria al di fuori delle due coalizioni, certamente, gli porterebbe più voti proporzionali per la lista, come è storicamente accaduto a tutti coloro che hanno corso da soli, dalla Lega nel 1996 a Rifondazione nel 2001. Ma, difficilmente, riuscirebbe a rastrellare i voti su base regionale necessari ad entrare in Senato per i candidati non coalizzati, che hanno una soglia di sbarramento più alta dei coalizzati (scusate la terminologia da Alka-Seltzer, ma non sono io, sono le leggi elettorali). E poi, siamo seri, Biasotti fuori dal portone della Casa sarebbe una sconfitta per tutti: per lui, ma anche per la Casa.
Quindi, siamo andati a bussare alle porte romane degli inquilini. Scoprendo che la partita con An non è ancora chiusa. E’ vero che Gianfranco Fini, confermando Giorgio Bornacin a Montecitorio, avrebbe intenzione di candidarlo al Senato, proprio per lanciare la fase 2 di An, legata anche ai futuri scenari del Partito popolare europeo, con tanti esterni dal passato non missino. In questo quadro, Biasotti potrebbe aspirare anche a un ruolo di governo nel caso di vittoria della Casa, o a quello di presidente dei senatori, o a un importante incarico nel partito nuovo. Concetto un po’ diverso da quello di nuovo partito. Ma è anche vero che, tolta la Lega che punta sull’identità di partito, non è solo Fini a pensare a Biasotti. Pierferdinando Casini lo corteggia per raggiungere un quorum ligure altrimenti difficilmente ipotizzabile. E invece un matrimonio fra Udc e lista Biasotti (che pure non può nemmeno lontanamente aspirare al 9 per cento delle regionali), garantirebbe un seggio più che tranquillo all’Udc e darebbe al partito un valore aggiunto invidiabile. Mica finita: manca Forza Italia. Con Silvio Berlusconi che, già all’epoca delle europee e poi delle regionali aveva corteggiato Biasotti con la fissa di portarlo sulle sue liste. Se il corteggiamento continuasse ed andasse a buon fine, Berlusconi coronerebbe anche in Liguria il suo sogno: liste proporzionali fortissime per provare a fare il pieno di voti per il partito. E di fronte a un ticket per la Camera con Claudio Scajola capolista e Sandro Biasotti immediatamente dietro, questo pieno sarebbe assicurato. Con gli azzurri ai livelli dei giorni migliori.
Insomma, è questione di giorni. Sandro Biasotti è un jolly. Anzi, il superjolly. Come ha dimostrato il fatto che - pur fra mille errori - alle regionali, grazie alla sua lista, la Liguria è l’unica regione dove la Casa ha guadagnato voti rispetto alle europee. Resta solo da vedere chi se lo giocherà.