SE L’AMBIENTALISMO DIFENDE BARACCHE

La scorsa settimana, camminando per i padiglioni del Salone Nautico - che si è confermato una grandissima risorsa e ricchezza per la nostra città e per la nostra regione - sono stato ovviamente attento agli stand liguri, guardandoli con occhi diversi. Dai cantieri Baglietto alla Colonia Arnaldi di Uscio, dal Rina a tutte le realtà di casa nostra che vivono di e sul mare. Ma gli stand che attiravano più visitatori e interessati erano quelli che rappresentavano i porticcioli e le località della costa ligure: dalla sezione confindustriale imperiese, la prima italiana dedicata espressamente alla nautica, trainata da realtà come Portosole, Marina degli Aregai, Baiaverde e il nuovo porto di Imperia, passando per Noli e il suo stand tutto puntato sulle bellezze turistiche, architettoniche e culinarie del paese, fino ad arrivare agli spazi espositivi della Marina di Varazze e di quella di Genova Aeroporto.
Piaccia o non piaccia, tutta questa roba è una delle maggiori ricchezze della nostra città e della nostra regione. E, così come va coccolato il Terzo Valico per quello che può significare per il porto e per le nostre possibilità di spostamento e di lavoro, vanno coccolati i porticcioli, per tutto ciò che rappresentano.
Certo, con un punto irrinunciabile: il rispetto dell’ambiente e della peculiarità della costa ligure. Qualunque porticciolo che rovinasse le coste avrebbe la nostra più dura disapprovazione. Ma occorre anche non cadere nell’eccesso opposto. Cioè nel «nessun porticciolo e nessuna struttura, a prescindere».
Perchè questo modo di ragionare rischia di decretare non la vita, ma la morte - una volta di più - di questa nostra Liguria. Preservare la bellezza e l’unicità di tanti nostri paesi e spiagge, non è giusto, è sacrosanto. Ma siamo arrivati a difendere lo scheletro di un villaggio a Corniglia, che tutto è fuorchè un valore aggiunto per le Cinque Terre. (...)