SE L’AMBIENTE TOCCA IL FONDO

Non so se, tecnicamente, si chiami outing o roba simile. Ma, concretamente, oggi vi racconto i fatti miei: confesso che, appena le mie finanze me lo consentono, cerco di aiutare un po’ il Fai, il Fondo per l’ambiente italiano. L’ultimo bollettino postale che ho versato, ad esempio, conteneva un piccolo contributo per aiutare a risistemare i muretti di San Fruttuoso a Camogli e una serie di altri beni messi a rischio dagli sbalzi di temperature invernali.
Niente di eroico, assolutamente. Solo un atto che, a mio parere, è un piccolo dovere civico per vivere in un’Italia migliore e, soprattutto, per lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un ambiente - naturale e culturale - degno di quello che ci hanno lasciato i nostri papà e i nostri nonni. Sperando che poi la catena continui. Questo, fondamentalmente, penso sia lo scopo del Fai. E, come me, la pensano molti soci, senza distinzione di coloritura politica: fra i dirigenti, quelli con simpatie unioniste sono la maggioranza, ma fra i consiglieri c’è anche Fedele Confalonieri che mi riesce difficile classificare come un pericoloso bolscevico.
Partendo da questa premessa, mi aveva fatto moltissimo piacere leggere che il Fai - nonostante sia guidato da una presidentessa con una storia notoriamente di sinistra come Giulia Maria Mozzoni Crespi - aveva riservato critiche bipartisan agli ultimi due governi. A quello di Silvio Berlusconi, ad esempio, aveva rimproverato - sia pure con toni troppo sopra le righe - il fatto di aver destinato una parte dei fondi dell’otto per mille alle missioni belliche, obiezione a cui le forze della Casa delle libertà avevano reagito come potevano. All’attuale governo Prodi, invece, il Fai ha rinfacciato una certa continuità con l’esecutivo precedente nel disinteresse per i beni culturali. Protesta correttamente registrata sulle pagine de La stampa, quotidiano che ultimamente guarda ancor più a sinistra, ma che è ottimamente diretto dal genovese Giulio Anselmi, giornalista di razza purissima.
Non l’avesse mai fatto. Giulia Maria Mozzoni Crespi, con i suoi quattro nomi, ha spiegato di essere «profondamente convinta che dobbiamo schierarci compatti intorno a Prodi». Personalmente, la trovo una sciocchezza enorme. E come me la pensano alcuni soci torinesi, come Milita Grazzi Riganti, che hanno scritto proprio alla Stampa per dissentire dalle posizioni della loro presidente.
Un conto è tutelare i beni culturali, senza guardare al colore politico di chi porta avanti la nostra battaglia. Un conto è cercare di difendere - al di là dell’evidenza e persino del proprio ruolo - veri e propri ruderi. A mio personalissimo parere, che non voglio imporre a nessuno, Romano Prodi e il suo governo fanno parte di questa seconda categoria. Non credo che spetti al Fai occuparsene.