Se l’apertura della scuola dipende da un solo bidello

(...) Passate le 8 e 10, l’orario d’inizio delle lezioni, i genitori cominciano a scalpitare. Le lancette dell’orologio scivolano via, gli appuntamenti di lavoro incalzano. È normale: le famiglie si organizzano in base all’ingresso a scuola dei figli e quindi qualsiasi contrattempo, poi innesca una serie di contrattempi a catena che si ripercuotono su tutta la giornata. I bambini scalpitano anche loro, nel senso che sono stufi di stare lì in piedi ad aspettare in mezzo alla strada. O meglio, stipati in un angolo della piazza perché ieri è giorno di mercato, quindi il resto dello spazio è occupato da bancarelle, furgoncini. Un via vai di mezzi e una gran puzza di tubi di scappamento. La cartella sulle spalle pesa, i più piccoli perdono la pazienza, e corrono da una parte all’altra con i genitori che cercano di tenerli buoni. Almeno per un altro po’. Almeno fin quando un’anima santa non verrà ad aprire la scuola. Ma la domanda è proprio questa: quando? Sono le 8.30 passate e il vigile ha dato il via libera alle macchine di circolare. Quindi ci si mette pure questo d’impiccio, come se non bastasse tutto il resto. Qualche genitore ci prova a chiedere agli insegnanti di guardargli il figlio, ma non è possibile: fuori dall’edificio non c’è alcuna assicurazione che copra eventuali incidenti. E allora i grandi si organizzano tra di loro, come un gruppo di mutuo aiuto, per cercare di arginare l’emergenza e alleggerire l’incognita. Chi può restare, fa da supervisore, gli altri volano al lavoro. Ormai è passata quasi un’ora. Arrivati a questo punto i bambini iniziano a credere davvero che oggi ci sia sciopero, niente scuola, una festa. Poi alle 8.50 qualcuno dalla direzione scolastica apre il portone: i bimbi entrano, il bidello non è ancora arrivato. E il problema resta: se domani succede la stessa cosa?