Se l’attesa diventa un’odissea

Diverse ore di attesa, seduti in un corridoio, prima di poter salire al piano superiore dove si trovano i reparti dei medici e attendere nuovamente lì, stavolta facendo a turno sulle poche sedie a disposizione, mentre accanto gli operai lavorano per costruire una nuova e più decente sala d’attesa. Per i pazienti del reparto di ematologia dell’ospedale Sant’Eugenio ogni giorno la stessa storia, da circa tre mesi. Le persone che frequentano questa unità sono in genere affette da patologie del sangue e molti, anche se non ricoverati, hanno necessità di effettuare periodicamente dei controlli. Arrivano la mattina di buon’ora, spesso prima che faccia giorno, prendono il numero di prenotazione per il prelievo del sangue, attendono i risultati e poi finalmente possono andare dal medico per farli controllare ed essere visitati.
Questo procedimento richiede un po’ di tempo, ma ultimamente l’attesa si è allungata; soprattutto da quando, spiegano pazienti e personale sanitario, «il sistema informatico dell’ospedale è stato centralizzato e le analisi, che prima venivano elaborate all’interno del reparto,vengono elaborate insieme a quelle di tutti gli altri reparti dell’ospedale». Il personale dell’ospedale fa ciò che può, lavorando in condizioni difficili, in quello che oggi si presenta praticamente come un cantiere aperto. I medici svolgono il proprio lavoro in piccole stanze in cui entra a malapena un lettino e ricordano le celle di un alveare. «Non possiamo fare nulla - spiegano alcuni di loro rispondendo alle lamentele dei pazienti - solo aspettare. Sappiamo benissimo che ci sono persone, anche anziane, in attesa da diverse ore, ma senza risultati delle analisi abbiamo le mani legate».
Per molti è senza dubbio difficile comprendere il motivo per il quale si decide di modificare un procedimento allungando ancora di più i tempi di attesa, ma quando il personale dell’ospedale motiva l’accaduto con i tagli alla spesa sanitaria, capiscono tutti e annuiscono sconfortati. Anche se i pazienti sperano che le cose possano migliorare in futuro e concordano nel definire il Sant’Eugenio come una struttura d’eccellenza, grazie soprattutto alle persone che vi lavorano e si augurano che al termine dei lavori di ristrutturazione, anche i medici possano lavorare in condizioni più dignitose.