Se l’eurolaicismo prende di mira la difesa della vita

Ruggero Guarini

Dal vigore con cui in questi giorni l’illuminatissima Olanda si sta mostrando decisa a respingere ogni oltraggiosa allusione del ministro Giovanardi all’aroma vagamente nazi della sua legge sull’eutanasia pediatrica si può agevolmente dedurre che l’Europa laica non è perduta.
Che sia perduta, si sa, è una vecchia fisima dei nostri più fieri laicisti. I quali continuano a sventolare le loro bandiere con la disperata fierezza di chi immagina di difendere, appunto, una causa persa. Come se lo spirito euro-laicista non disponesse da un pezzo di un grande Tempio centrale che consacra e divulga i suoi valori conferendo loro il potere di quella nuova fede sovranazionale che è il Pensiero unico europeo... Questo tempio è naturalmente la Chiesa eurolaicista di Bruxelles, che attraverso il magistero dei suoi massimi prelati, detti comunemente «commissari», lo spirito euro-laicista, che un tempo poteva tentare di esprimersi soltanto nelle forme partigiane e temerarie, nonché a volte clandestine, della battaglia ideale, può infatti ormai affermarsi nelle modalità istituzionali dell’attività legislativa.
Vero è che a detta dei suoi più velenosi avversari proprio mediante questa sua concretissima attività il citato spirito euro-laicista starebbe rivelando, paradossalmente, che la sua più profonda passione è l’odio. Sarebbe infatti l’odio per la famiglia come luogo dell’amore coniugale, della riproduzione della specie e della crescita dei bambini sotto il duplice sguardo di una vera madre e di un vero padre a indurre le diverse parrocchie nazionali della chiesa Eurolaicista a tentare di annientarla equiparandola a ogni possibile forma di convivenza, anche la più fatua e capricciosa. Sarebbe ancora l’odio per la vita come sacro mistero del rapporto fra amore, desiderio, amplesso, voluttà e concepimento a indurre le stesse parrocchie ad agevolare la sinistra nouvelle vague delle procreazioni artificiali. Sarebbe infine l’odio per l’onore della stessa Europa a spingerle a rispondere con una muta genuflessione a ogni aggressiva smorfia di Maometto.
Alcuni di quei maldicenti arrivano fra l’altro a sostenere che nulla dimostra la miseria dell'euro-laicismo come la distanza siderale che separa il fragoroso silenzio che i prelati di Bruxelles hanno deciso di osservare di fronte ai ricatti, alle minacce, agli oltraggi e ai crimini del radicalismo islamista e la sobria fermezza delle parole con cui la Chiesa non cessa di condannare la pretesa più empia della jihad musulmana: l’assassinio perpetrato in nome dell’Eterno. Si è infatti mai sentito – essi dicono – un solo maestro di euro-laicismo sbattere in faccia ai macellai islamisti una sentenza dura come quella pronunciata giorni fa da papa Ratzinger quando ha ricordato loro che la punizione dell’Eterno non manca mai di abbattersi su chi osa uccidere sventolando il suo nome? Macché.
Lo spirito euro-laicista è convinto che ancora oggi la massima espressione dell’audacia laica consista nello sfottere il capo di una Chiesa che sotto il suo magistero si sta rivelando la sola istituzione europea all’altezza della tempesta scatenata in tutto il pianeta dal feroce orgoglio musulmano. Questo però è quel che dicono, appunto, i soliti bacchettoni.
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