Se l’intelligenza è un impaccio

È davvero con dolore e anche con la frustrazione di chi prima di tutto crede nella democrazia, che siamo costretti a registrare lo sfacelo della sinistra italiana. Altro che rinascita, altro che nuovo progetto, modernizzazione ed entusiasmo: la sinistra sta spolpando se stessa fra le liti, affogando nei rancori, assordandosi con le sbattute di porte e anziché leccarsi e medicarsi le ferite se ne provoca di nuove e le infetta per cattiva igiene politica.
Guardiamo i fatti. La speranza della «nuova» sinistra erano i sindaci: alcuni personaggi con forte personalità come Cofferati e Chiamparino, alcuni fuoriclasse benché presuntuosissimi come Cacciari, alcuni vecchi gioielli di famiglia come Bassolino che non è sindaco di una città ma di una regione e tanti altri minori, tutti di malumore, tutti in uno stato di torbido rancore. Chiamparino a Torino scrive al segretario regionale del suo partito, Morgando, di non aver capito bene se è considerato come una risorsa o un impaccio, e di essere pronto ad andarsene sbattendo la porta. Motivo: il partito rema contro il sindaco e la sua politica. Venezia. Cacciari definisce, e giustamente, «una iniziativa sballata», la raccolta di figurine, pardon di firme promossa da un Veltroni alla frutta, anzi al fernet. Cacciari denuncia guerre e guerricciole nel Pd, descritto come un'accozzaglia di particolarismi fino a dividersi per le spartizioni dei giornali e delle televisioni. Una pena.
La petizione, ovvero la raccolta delle firme, ha fatto dire a Bassolino che in realtà si tratta di una raccolta «salva Veltroni». E non ha torto. La sinistra ha finalmente capito, numeri alla mano, che l'antiberlusconismo viscerale non paga in termini elettorali, non promuove fiducia e non è capito dai cittadini i quali vogliono buon governo e soluzioni pratiche, come quella che hanno visto con lo sgombero dell'immondizia a Napoli e non ne vogliono sapere di tutto ciò che manda in sollucchero i Travaglio, i Flores d'Arcais e tutta la autoreferente e solitaria costellazione di intellettuali che si definiscono tali da soli e di falsi giornalisti che in realtà sono buche da lettere di alcuni procuratori. Non dimentichiamo, sia detto per inciso, che Nicola Mancino, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura ha detto poche settimane fa alla Stampa di non ritenere che «tutti i magistrati» facciano politica contro il governo, ammettendo così che buona parte lo fanno e che coloro che riciclano i loro materiali per fare bassa macelleria sono in tutto e per tutto loro agenti (non c'è bisogno di prendere denaro per essere agenti: basta incassare vantaggi professionali.
Intanto il sindaco Pd di Vicenza, Achille Variati, dice che il suo partito è «fatto da oligarchi che si concentrano su beghe di potere». Probabilmente ha firmato lo stesso la sciocca petizione, ma la maggior parte dei sindaci ha obbedito agli ordini di scuderia, Cofferati per altri motivi di pessimo umore in testa, rispondendo di malavoglia alla chiamata alle armi spuntatissime delle idee decrepite. Ma ciò che conta è l'ampiezza del dissenso aperto, che permette di immaginare anche quello soffocato dalla disciplina.
Tutti questi elementi, ed altri di cui abbiamo riferito nelle cronache dei giorni scorsi, dimostrano una sola cosa: ed è che il Pd di Veltroni, politicamente parlando, campa alla giornata e campa malissimo, stringendo la cinta per mancanza di cibo politico, costretto come è a scambiare per «opposizione forte» una opposizione isterica, senza idee, che somiglia alla raccolta delle firme contro l'antropofagia o contro le mareggiate: pure perdite di tempo che accontentano la bassa forza e mandano fuori dai gangheri i cavalli di razza che vorrebbero vedere nascere un oggetto politico all'altezza delle sfide reali e non di quelle immaginarie. Nei giorni scorsi abbiamo dovuto anche assistere alla sortita di un intellettuale di sinistra come lo psichiatra politico Luigi Cancrini il quale senza esitazione ha riferito i segreti del lettino su cui giacciono gli incolpevoli suoi pazienti, assicurando i compagni che coloro i quali passano dalla sinistra sgangherata alla destra liberale sono dei miserabili narcisisti. E lo ha sostenuto con toni saccenti senza capire - ed è grave per uno psichiatra politico - che il problema sta proprio lì: la sinistra espelle e repelle le intelligenze, le scontenta, le mette in sofferenza perché dà fiato alla banalità, al cliché, al prevedibile, al puerile, a miti da Peter Pan di periferia, per vuoto assoluto di idee. E questo lo scrive un uomo come me che ha fatto parte per tanto tempo della sinistra italiana prima di traslocarsi altrove, e con rabbia. Con Cancrini, che abbiamo frequentato molte vite fa, condividevamo l'amore per John Osborn di «Look back in anger», in italiano «Ricorda con rabbia». E la cosiddetta «destra», proprio quella berlusconiana, è diventata la casa di milioni di persone che appartenevano alla sinistra democratica e che oggi «look back in anger», ricordano con rabbia e più ancora vedono con nausea la putrefazione della stessa idea di sinistra che si sta decomponendo per suicidio.
Come avversari dovremmo gioirne, come patrioti della democrazia e della libertà siamo furibondi con questa classe dirigente di sinistra opaca, pigra, incompetente, saltuariamente isterica.
Paolo Guzzanti