Se per l’intellighenzia l’unica vera libertà è quella di intercettare

da Roma

Se a Roma il Bagaglino ha chiuso i battenti, in compenso li ha aperti il Teatro Valle «Occupato», dove ieri mattina è andato in scena un grandissimo spettacolo di comicità involontaria. Il soggetto da recitare era la solita tragedia sulla cosiddetta legge Bavaglio, un appello lanciato da alcune case editrici contro la «irricevibile proposta di legge del governo italiano volta a bloccare la libera circolazione delle idee e della conoscenza». Cosa c’entrano gli editori di libri con le intercettazioni? Niente, è quella la figata, lo straniamento d’avanguardia. Tra le principali dramatis personae: Marco Cassini di minimum fax, che si è tagliato la barba, Elido Fazi della Fazi Editore, che si è fatto crescere il pizzetto, Giuseppe e Alessandro Laterza, uguali a tutti i Laterza, e il capo della banda, Stefano Mauri del gruppo Gems, torvo sotto i riflettori di ritorno da Francoforte, dove ha raccolto adesioni da tutto il mondo contro Berlusconi, da Seul a Bangkok.
Non si inizia subito, prima si ascolta l’audio delle intercettazioni di Berlusconi, poi una ragazza si esibisce in uno spogliarello, a mezzogiorno. Cosa c’entra lo spogliarello? Non so, fatto sta che subito dopo è spuntato fuori Stefano Rodotà e sembrava l’E.T. di Rambaldi e ha declinato la parola libertà in tutte le sue forme: libertà di manifestazione del pensiero, libertà di circolazione delle informazioni, libertà di accedere agli strumenti della conoscenza e di partecipazione della vita pubblica, libertà di riappropriarsi dei diritti fondamentali, libertà di auto-organizzarsi contro chi vuole sottrarci gli strumenti della conoscenza, libertà senza aggettivi (e meno male...). Se uno non potrà leggere le intercettazioni non ci sarà più sapere né libertà, perché se non può ascoltare Berlusconi che parla con Nicole Minetti non potrà mai capire la seconda legge della termodinamica o leggere Proust, fantastico, ma come gli vengono?
Non sono mancati due esponenti della «Generazione TQ» che di incontri militanti non se ne perdono uno, i soliti Christian Raimo e Elena Stancanelli, eterni giovani scrittori che trovo sempre più invecchiati: a ogni assemblea collettiva ogni cinque mesi dimostrano cinque anni di più, a riprova che la mancanza di individualismo fa male.
Ma nella top ten delle esibizioni c’è stato un importante economista, almeno così lo hanno presentato, si chiama Andrea Baranes, uno che sale sul palco e dichiara: «Mi occupo di economia e sono un cittadino...». Essere cittadini va molto di moda e la cosa rassicura tutti, e allora lui si spara subito la sua cartuccia apocalittica: «Forse non tutti sanno che il 28 settembre c’è stato l’overshooting-day, cioè si sono consumate in un giorno tutte le risorse di un anno, tutti gli alberi di un anno, tutto il petrolio di un anno, tutto il carbone di un anno, tutta l’acqua di un anno». Forse non tutti sanno, infatti, e ascoltano pensosi. Ma Baranes non ha finito. «Non bisogna temere il fallimento delle banche, anzi chissenefrega, anzi io sostengo: meglio che falliscano le banche anziché i cittadini». Come dire: meglio che falliscano le aziende piuttosto che i dipendenti, se questo è un economista io sono un allevatore di lumache.
Invece davvero splendida e chicchissima Dacia Maraini, in divisa da Dacia Maraini, con i ricci e il foularino al collo e gli stivali scamosciati, quando si arrampica sul palco e dichiara: «Siccome mi hanno chiesto di intervenire e leggere qualcosa mi sono ricordata di questo vecchio libro di Travaglio e Gomez sul Tg1...» e si mette a leggere Travaglio come se leggesse Dostoevskij, da pisciarsi sotto dalle risate. E già che c’è elogia il Teatro Valle Occupato, perché «il teatro al suo meglio è questo» e come darle torto. Alla fine mi hanno convinto e esco convertito alle intercettazioni, perché deve essere davvero triste essere come loro e ascoltarsi tristemente tra di loro senza poter neppure spiare le telefonate di Berlusconi.