SE L’ITALIA SI FERMA A SAN MACUTO

Ieri sera ero al supermercato quando sono stato richiamato in servizio dal direttore. «Devi scrivere il fondo», mi ha detto, anzi intimato. «E su quale tema?», gli ho chiesto, sperando di poter poi argomentare che non era materia di mia competenza, e quindi di scantonare. Ma lui mi ha risposto inchiodandomi: «Del fatto del giorno. O meglio dei giorni, visto che è da una settimana che non si parla d'altro. Dimmi un po': la gente che è lì in coda con te, con i carrelli pieni e le tasche forse semivuote, di che cosa sta parlando in questo momento?». «E di che cosa vuoi che parli», gli ho replicato: «Del caso Villari, naturalmente. Della commissione di vigilanza della Rai. Ad esempio la signora alle mie spalle sta spiegando al marito tutte le differenze tra una presidenza Orlando, una presidenza Villari e una presidenza Zavoli: il tutto ovviamente confrontato con l'esperienza Petruccioli. Alla cassa di fianco, invece, s'è acceso un dibattito su chi abbia ragione tra dalemiani e veltroniani, all'interno del Pd».
Con uno scambio di battute, insomma, ci siamo intesi. Il tema del giorno, il vero tema del giorno, è l'abisso che ancora una volta si viene a creare tra il cosiddetto Paese reale e il Paese virtuale dei palazzi della politica (e aggiungiamoci quelli dell'informazione). Sono giorni, appunto, che giornali e tg «aprono» dando conto di quel che passa per la testa dell'ex carneade Riccardo Villari: si dimette o non si dimette? I politici si accapigliano come se fosse in gioco il destino del Paese; e i giornali ne riferiscono probabilmente nella convinzione di intercettare gli interessi dei lettori. Ieri, scorrendo le agenzie dopo avere digitato «Villari» sul motore di ricerca, è uscita una sfilza impressionante di dichiarazioni, controdichiarazioni, moniti, reprimende, appelli, j'accuse. Non c'è praticamente politico che non abbia messo il becco nella faccenda. Alla fine, per dire la gravità della situazione, sono intervenuti i presidenti di Camera e Senato, nientemeno che le più alte cariche dello Stato dopo il Quirinale, per cercare di convincere questo Villari a togliersi dai piedi.
Forse neanche nel 1914, nei giorni in cui si decideva se entrare o no in quella che sarebbe poi stata la Grande guerra, il dibattito s'era fatto tanto serrato. E sicuramente, mai come adesso c'è stata tanta distanza tra le esigenze del popolo e i pensieri dei politici. Dopo la telefonata del direttore, ho provato a immaginare che cosa sarebbe successo se avessi cominciato a chiedere ai miei occasionali compagni di spesa quali sono le mansioni della commissione di vigilanza della Rai. Ho lasciato perdere, per evitare che chiamassero la Guardia Seconda, che a Milano è il pronto intervento dei matti. E che forse bisognerebbe attivare per quei politici che non si rendono conto che, se entrassero in un supermercato, verrebbero scambiati per alieni.