Se l’odio ultrà nasce in Parlamento

Ma che c’entrano il calcio e calciopoli, gli stadi e le loro strutture, il tifo e le sue forme degradate? A sentire il ministro Melandri, che sulle cause dei fatti di Catania va snocciolando una sua diligente lezioncina, tutto in fondo dipenderebbe dallo stato di corruzione in cui versa il nostro sport. A sentire invece il ministro Amato, che sui medesimi fatti va sciorinando a sua volta un sermoncino non privo di accenti autocritici, la colpa, visti alcuni errori tecnici commessi da lui stesso sul fronte delle misure di prevenzione, sarebbe un pochettino anche del governo. Nessun accenno invece al seme piantato nelle zucche di tanti giovani idioti da ormai circa quarant’anni di violenza illustrata, giustificata ed esaltata in tutte le salse.
Né dalla bocca dell’una né dalla bocca dell’altro è infatti uscita una sola parola per evocare, fra le cause di quei fatti, se non forse come loro prima scaturigine, quel culto della violenza contro il cosiddetto «stato dei padroni» che viene diffuso ancora oggi allegramente da un maliardo drappello di maestrini del pensiero sovversivo che le nostre istituzioni accademiche e mediatiche non cessano di coccolare. Non una sola parola nemmeno sul fatto evidente che la furia degli ultrà contro la «sbirraglia» è una passione assolutamente conforme alle idee di quei vasti armenti di energumeni ideologici e politici che un giorno sì e l’altro pure, per esprimere il loro impegno antiglobale e antiimperiale, ci ricordano belando e protestando, imprecando e piagnucolando, marciando e minacciando, incendiando e fracassando, e se capita anche ammazzando, che sognano ancora il crollo di quel Sistema sui cui rami tutti i loro capetti se ne stanno appollaiati come tanti uccelli del malaugurio. Non una sola parola, infine, sul disagio che due personcine a modo come loro dovrebbero provare ritrovandosi, anche in questa circostanza, costretti ad andare a braccetto, nel medesimo governo, coi massimi esponenti di quella sinistra radicale il cui gagliardo senso dello stato le permette di trovare normale, anzi esaltante, che esso non riesca né a proteggere la vita dei suoi servitori, e che anzi giudichi indispensabile dedicare ai suoi assassini virtuali piazze, strade, targhe, monumenti, salette istituzionali, celebrazioni, film apologetici e così via glorificando, trovando altresì necessario che ai loro magnanimi ideali venga assicurata in Parlamento una degna rappresentanza ufficiale.
Non è comunque un caso che gli stadi siano oggi il campo di battaglia preferito dalle nuove squadre di guerriglieri metropolitani. Era anzi fatale che ciò avvenisse, visto che i loro guru hanno scoperto che il grande collettivo dalle cui imprese dipende la redenzione dell’umanità si chiama ormai «moltitudine», vale a dire folla massa turba, insomma quella sbobba che ha sempre avuto un solo infernale potere: quello di aiutare l’àntropo a disfarsi di tutto ciò che fa di un uomo un uomo: identità, autonomia, coscienza.
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