Se l’Olanda siamo noi

L’Olanda siamo noi, vien da pensare e scrivere al ritorno da Amsterdam e dal dolce epilogo dell’ArenA. Con tutte le precauzioni del caso (molti assenti eccellenti per Van Basten, una coppia di sentinelle inaffidabili schierata al centro della difesa, quel Van der Sar che indovina solo la strada di casa), questo è il miglior aperitivo da servire al calcio italiano prima dell’abbuffata mondiale di giugno 2006. L’Olanda siamo noi per due motivi di fondo che possono far discutere. Innanzitutto per la fortuna di poter schierare in attacco una coppia dal fiuto strepitoso, come quella allestita da Toni e Gilardino.
A dire il vero - ogni tanto le proprie cantonate vanno segnalate - la premiata ditta sembrava inadatta a vivere un felice sodalizio. L’abbiamo scritto sabato mattina e poche ore dopo siamo stati smentiti. Uno, il gigante modenese che ha risollevato le quotazioni della Fiorentina, è abituato a giocare da solo ed è pronto a cannibalizzare qualsiasi sodale, da Bojinov a Pazzini; l’altro, Gilardino, sta studiando calcio collettivo alla facoltà di Milanello da poche settimane. E invece tiè: hanno preso a guardarsi, a chiamarsi la palla, a darsi di cenno, a cercare l’uno la giocata più proficua per l’altro. Non ci sono molte nazionali in circolazione capaci di presentare una coppia così male assortita nelle caratteristiche ma così potente e spietata. Può ricordare, ai nostalgici e anche agli intenditori, ciò che Riva e Boninsegna rappresentarono per la candida anima di Ferruccio Valcareggi nel leggendario mondiale di Messico ’70. Anche allora il manuale tradizionale del calcio venne stravolto, rivoluzionato.
Secondo punto: la Nazionale è tornata una squadra di calcio. Ha preso ad allenarsi come si conviene a certi livelli, ha recuperato metodi d’allenamento segnalati alla Juve e al Milan, nella Roma di Capello. Persino talune discutibili scelte – per esempio Panucci ignorato e Cassano lasciato a marcire con le sue mattane - sembrano più in sintonia con la gestione severa di un club che con lo spensierato clima scoperto a Sendai in Giappone e a Lisbona. L’Italia ammirata sabato sera in Olanda non ha ancora la cifra tecnica del Brasile e neanche la potenza stilistica dell’Argentina. Per essere degna di un mondiale da protagonista deve recuperare il miglior Totti possibile ma anche godere di un gruppo non usurato dalla stagione, proprio come accadde all’Italia di Bearzot in Spagna.
L’Olanda siamo noi, ma illudersi è un peccato mortale che solo un Paese calcisticamente sottosviluppato può commettere. Per essere degni di un titolo ci vuole altro. Molto altro. Ma avere una squadra e schierare due attaccanti di gran pregio è già un bell’inizio.