Se l’orgoglio batte bandiera italiana

Verrà ricordato come il Nautico dell’orgoglio, dell’appartenenza a un settore sempre sotto tiro, oggetto di ripetuti attacchi strumentali, talvolta indecenti. «Battiamo bandiera italiana» non è solo uno slogan che grida disagio e indignazione. È l’inizio di una campagna che intende ribadire, ancora una volta, l’importanza di un’industria che occupa 90mila dipendenti, che vanta il moltiplicatore di reddito più alto di tutti gli altri settori, che è la quinta forza del Paese, che genera gettito fiscale, know how ed eccellenze che il mondo ci invidia. Ma lo slogan riprodotto sulle t-shirt indossate da Anton Francesco Albertoni e da tutti i soci Ucina, è anche un avviso ai naviganti: la pazienza è finita.
Detto questo, la ribalta del Nautico di Genova è occasione troppo ghiotta per non mandare in scena la propaganda politica, come non bastasse la routine... Ne consegue che il palco della Sala Liguria di Fieracongressi avrebbe meritato ben altro copione. E altri attori. Con Anton Francesco Albertoni e Sara Armella impegnati a spiegare alla platea temi & problemi (seri) del settore, e con il ministro Altero Matteoli, suo malgrado sul banco degli imputati - reo di rappresentare il governo in carica - lo show (politico) è stato condotto da Marta Vincenzi, Claudio Burlando e Alessandro Repetto. Vale a dire i massimi rappresentanti delle istituzioni locali. «Mi viene il magone a vedere la mia città e tutto il Paese andare a rotoli», dice Lady Marta. Complice, ovviamente, un governo incapace. E che dire delle perle di saggezza del governatore «molto preoccupato per il destino del Paese»? Chiede subito un nuovo governo perché «quello attuale vara solo manovre scandalose e opera scellerati tagli lineari». Indubbiamente il Salone Internazionale è una vetrina nella quale anche l’ultimo dei manichini vorrebbe accomodarsi. Non importa con quale ruolo, ma con una certezza: ogni padrone di casa che si rispetti tende sempre a coccolare i suoi ospiti. Anche quelli che alla festa arrivano con il «magone». E in questi giorni i genovesi sono molto preoccupati per il loro sindaco.