Se di lavoro si può morire

«La carriera d'un manovale avventizio aggiunto in prova» è un romanzo breve autobiografico di Ottavio Giorgio Ugolotti, edito per la prima volta nel 1967 e «riesumato» lo scorso ottobre dall'autore. Perché ripubblicarlo a quarant'anni di distanza? «Consideravo questo libro inattuale, ma purtroppo non è così. Sto scrivendo queste righe appena tornato dal funerale di un mio ex allievo - ed è il secondo - precipitato da un traliccio alto sessanta metri» spiega Ugolotti, che, tra i vari mestieri, ha anche insegnato in un istituto tecnico. Il romanzo, disponibile alla libreria del Porto Antico, narra la storia di un giovane diplomato in elettrotecnica che, forte della propria specializzazione, pensa che gli si spalanchino le porte del mondo del lavoro: gli viene invece sdipanata davanti una scala di oltre venti metri, da cui praticare il foro per tendere un cavo; alternativa è strisciare in un'intercapedine frequentata da agguerrite pantegane. Tra acrobatiche performance di cantiere (non esenti da fugaci incontri con il gentil sesso) e dialoghi surreali con il caposquadra è tratteggiato un panorama lavorativo ancora attuale, in cui i giovani, anche se professionalmente preparati, stentano a inserirsi. E tragico è constatare che, oggi come allora, di lavoro si può morire: Marco, precipitato da trenta metri, «aveva fatto un buco nell'asfalto. Quasi avesse voluto usare i suoi ultimi tremendi istanti di vita per scavarsi la fossa da solo»: potrebbe trattarsi dell'ennesima morte bianca registrata dai media. E se episodi come agganciare la cintura di sicurezza o calzare l'elmetto all'operaio solo dopo l'incidente sono sospesi tra grottesco e drammatico, la denuncia delle rischiose condizioni di lavoro nelle imprese edili coinvolge, nel finale, a tutta la società: che protezione può offrire un elmetto quando si è travolti da un blocco di pietra? Le norme e le dotazioni di sicurezza assicurano davvero l'incolumità o sono palliativi per manlevare il consorzio civile da responsabilità penali e morali? La tematica seria non intacca la levità della narrazione, divertente e giocata sull'autoironia: il linguaggio è brillante, pullulano i neologismi (superficianti sono definiti coloro che camminano sul piano stradale, mentre c'è chi lavora sotto i loro piedi e sopra le loro teste), le reinvenzioni pompose di termini correnti (il ratto è una chiavicola belva, il lavoro la mulattiera degli stenti sopravvivenziali). E, in un'arguta reinterpretazione dei classici, il protagonista sospira nientemeno che con Dante Alighieri «quanto sa di sale/ lo scendere e salire le altrui scale»!
«La carriera di un manovale avventizio aggiunto in prova», di Ottavio Giorgio Ugolotti, Edito da Autori autogestiti associati liguri, 96 pagine, 10 euro