«Se la Lega se ne va, in Lombardia salta tutto»

«Basta liti, la mia candidatura è stata scelta dal premier»

Marcello Chirico

Aspetta, e spera che quanto ha letto sull’ultimo numero di Panorama non sia vero. E cioè che Umberto Bossi non intenda mettere in pratica, in caso di sconfitta alle prossime Politiche, quanto dichiarato in un’intervista, ovvero: scegliere le future alleanze sulla base dei cambiamenti che il Carroccio riuscirà a portare a casa. «Anche se temo che Bossi dica sul serio», rivela il governatore lombardo Roberto Formigoni a il Giornale. Aggiungendo che se i lùmbard si comporteranno in questo modo «le conseguenze sarebbero devastanti sia a livello nazionale sia locale. In Lombardia salterebbe tutto».
Mi scusi governatore, ma questo non faciliterebbe i suoi disegni politici? Magari le consentirebbe di realizzare in Lombardia un’alleanza con la Margherita?
«Guardi che il sottoscritto non sta lavorando su nessuna ipotesi politica alternativa a quella attuale. Si ricordi che io e i miei uomini siamo fedeli a Forza Italia e al progetto della Casa delle libertà più di tanti altri, e lo dimostrano le recenti defezioni registrate proprio all’interno del mio partito da parte dei cosiddetti berlusconiani».
Be’, però non potrà farci bere che i suoi rapporti con la Lega siano idilliaci
«In tutta sincerità, penso che la nostra attuale coalizione politica abbia ancora molto da dire, sia in Lombardia sia nel Paese. Con l’attuale schieramento, che comprende nella squadra pure la Lega, la quale mi auguro abbia ancora voglia di vincere sia alle prossime elezioni politiche, così come a Milano, in altri comuni e nel referendum sulla devoluzione. Però tra noi e loro occorre avviare un’operazione-chiarezza».
Che significa?
«Capire se davvero il Carroccio pensa di mettere in pratica quanto dichiarato da Bossi. Proprio per questo chiedo che da parte leghista arrivi al più presto un chiarimento, una smentita di quanto dichiarato dal proprio leader»
Secondo lei arriverà?
«Me lo auguro, anche se ritengo che Bossi parli seriamente. E dico questo perché non considero affatto, come invece fanno altri, il Senatùr un vecchio zio che parli a casaccio. Bossi ha ripreso pienamente la propria lucidità e quindi, quando parla, va preso in seria considerazione. Proprio per questo mi sforzo di segnalare un problema oggettivo per l’intera coalizione».
È anche vero che, finora, quella minaccia è partita solo da Bossi...
«Appunto, dall’uomo che nella Lega conta più di ogni altro. Quindi, voglio capire che succede dopo il 10 aprile. La Cdl si spacca comunque? Non sarebbe una bella cosa».
In Lombardia che accadrebbe?
«Il risultato sarebbe devastante, perché salterebbe per aria tutto».
Finora smentite non se ne sono arrivate.
«La politica ha i suoi tempi, quindi c’è ancora tempo per farlo. Attendo con calma».
Prepariamoci al peggio: non arrivano smentite, che succede?
«Qualche iniziativa andrà presa subito con l’intera maggioranza e io intendo farmene carico».
Anche Berlusconi tace.
«In questi giorni mi sembra che il nostro premier abbia avuto problemi non da poco di cui occuparsi. Penso comunque che ci metterà la testa pure lui».
Nel frattempo ieri Calderoli è tornato ad attaccarla sulla sua candidatura.
«Di solito chi continua a ripetere le stesse cose non denota sicurezza».
Non pensa che la Lega, sotto sotto, punti a sostituirla con un suo uomo al Pirelli?
«Non si capisce».
Da fuori, però, una cosa è molto chiara agli elettori: state di nuovo litigando come un anno fa. Non è controproducente in prospettiva elettorale?
«Sono d’accordo nel sedarla da subito, ricordando che a decidere per la mia candidatura è stato Berlusconi in persona, presidente di Forza Italia nonché leader della Cdl. Penso ne avesse un doppio diritto. Ecco perché non capisco le parole degli alleati, che ritengo fuori posto».